Sotto alle acque che circondano la Sicilia si incrociano importanti infrastrutture di telecomunicazione che collegano a Internet. Quale è la politica europea sui cavi internazionali? L’Europa è un po’ indietro su questo fronte, sarebbe auspicabile un maggiore protagonismo in modo da affiancare le politiche digitali delle nazioni. In compenso la Sicilia è la seconda regione, dopo la Campania, per importi investiti in progetti di Agenda digitale, come ha ricordato Gaetano Armao, vice presidente e assessore all’Economia della Regione Sicilia, in occasione del Digital Italy Summit di The Innovation Group.


Armao ha invitato a guardare al Sud Italia come a un'occasione di sviluppo per il digitale: “Sul digitale la scelta è stata lungimirante”, ha detto. “La regione Sicilia ha beneficiato di fondi europei che sono stati investiti e, in una seconda tornata, l’Europa ha stanziato altri fondi. Quest’anno abbiamo assegnato parecchi fondi alla sanità digitale e il resto egovernment”. Nel 2018 sono stati fatti investitimenti in broadband, mentre quest'anno la Regione ha siglato con Consip e approvato un piano triennale di acquisti, “per evitare rischi”.


Ma la Sicilia allo stesso tempo soffre di una fuga di cervelli, una "strage generazionale", come la definisce anche il rapporto Svimez. Come si combatte questo problema? “Con le opportunità del digitale", ha risposto Armao. "In Sicilia abbiamo realizzato zone economiche speciali destinate allo sviluppo del digitale, a Palermo e a Catania. A Palermo, in particolare, sarà installato il più importante data center del Mediterraneo centrale”. L'assessore ha sottolineato anche il ruolo dei competence center. “Lo Stato da un lato costruisce autostrade e superstrade digitali al Sud ma spinge sulle competenze al Nord. Si dovrebbe invertire la rotta. Auspico che si possa sviluppare un competence center al Sud non solo in termini di nome, speriamo si faccia un investimento pubblico in banda larga. Nel 2021 la Sicilia sarà l’area del Mediterraneo a maggiore copertura in banda larga e la sfida è che si possa trovare anche uno sviluppo in competenze”.


Le esperienze positive di trasformazione digitale riguardano anche il Settentrione. Il Comune di Milano, attraverso il lavoro dell'assessore alla trasformazione digitale e servizi civici Roberta Cocco, sta spingendo affinché la tecnologia ottimizzi e semplifichi la vita dei cittadini, passando da un concetto di "smart city" a quello, meno scontato, di "smart citizen". 

 

La Regione Emilia Romagna invece, con l’intervento di Stefania Papili, dirigente responsabile servizi Ict regione Emilia Romagna, ha reso più "digitali" i propri dipendenti. “Da un lato ci siamo accorti che i nostri dipendenti, in sede di lavoro, non erano così digitali come nella vita privata", racconta Papili. "Abbiamo deciso di introdurre, per alcuni di loro, una procedura di smart working ad hoc. Abbiamo rivisto la tecnologia, abbiamo ammodernato l’infrastruttura con la collaborazione di Microsoft e abbiamo consegnato loro uno zainetto con un Pc e uno smartphone, dicendo che quello sarebbe stato il loro ufficio. Dopo un iniziale shock, oggi vi posso dire che questi dipendenti hanno ridotto del 25% l’uso della carta e aumentato del 15% le scansioni digitali, solo per citare alcuni risultati concreti".