Fake news, deepfake e fake reviews: problemi diversi ma affini, che hanno in comune l’elemento della falsità e che facilmente si alimentano dei meccanismi del social network (la viralità, innanzitutto). I fenomeni annosi delle false recensioni sul Web e delle bufale giornalistiche e quello, più nuovo, dei video mistificati con l’intelligenza artificiale saranno probabilmente dei grattacapi per Facebook in questo 2020. Sulla lotta al deepfake la società di Menlo Park ha già cominciato a intervenire da qualche mesi, associando questa battaglia a quella, più ampia, contro le bufale online basate principalmente su falsi scoop giornalistici e fotografie manipolate. 

Lo scorso settembre l’azienda ha annunciato insieme a Microsoft e ad alcune università statunitensi la Deepfake Detection Challenge, un’iniziativa che punta a sviluppare un algoritmo di machine learning capace di smascherare i video contraffatti. Intelligenza artificiale contro intelligenza artificiale, insomma, ma per allenare il modello matematico serviranno anche moltissimi dati, cioè fotografie e video, di persone reali. A iniziative tecnologiche di questo genere Facebook associa poi l’opera di fact-checking e il controllo delle segnalazioni degli utenti, rivolgendo particolare attenzione ai profili e ai gruppi connotati politicamente. Con le elezioni presidenziali Usa del prossimo novembre, l’impegno diventerà via via più intenso. Anche perché Mark Zuckerberg, a differenza di quanto deciso da Jack Dorsey per Twitter, sul proprio social network ha scelto di non rinunciare ai corposi introiti delle inserzioni pubblicitarie a sfondo politico.

A quanto pare, il lavoro fatto finora in quel di Menlo Park non è sufficiente agli occhi di alcuni membri del Congresso. In un’audizione della sottocommissione House Energy & Commerce, Facebook è stata oggetto di critiche poiché in vista della campagna elettorale non farebbe abbastanza per affrontare il problema della disinformazione e delle interferenze estere. Cioè russe soprattutto, se guardiamo al precedente del 2016. La presidente della sottocommissione, la democratica Jan Schakowsky, si è detta “preoccupata del fatto che gli ultimi tentativi di Facebook di affrontare la disinformazione trascurino molte cose”. Recentemente anche un report della Commissione Europea sottolineava i risultati non soddisfacenti ottenuti finora nella battaglia alle bufale online. 

Vittorie e fallimenti di Facebook
Qualche risultato c’è stato, bisogna ammetterlo: l’anno scorso sulla piattaforma social sono stati identificati ed eliminati circa cinquanta “reti” di disinformazione. D'altra parte la scorsa primavera l'azienda si era rifiutata di cancellare il video alterato per far sembrare ubriaca la Presidente della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi: l'originale filmato diffamatorio mostrava un reale discorso della politica democratica, ma leggermente al ralenti, e successivamente era stato replicato e ripubblicato in diverse versioni. Invece di cancellare se non altro il post originario, Facebook si era limitata a renderlo meno visibilo nel News Feed, abbassando il ranking, e a inserendo un link che portava gli utenti verso un sito esterno, nel quale si spiegava che il video era un'alterazione della realtà.

Sul Russiagate, invece, recentemente in un’intervista radiofonica Andrew Bosworth, direttore delle divisione realtà aumentata a virtuale di Facebook, ha espresso un’opinione che in qualche modo scarica altrove la responsabilità di alcune conseguenze di quella operazione. A suo dire, nel 2016 Donald Trump “non è stato eletto a causa della Russia o della disinformazione o di Cambridge Analytica. È stato eletto perché ha fatto la migliore campagna di advertising digitale che abbia mai visto fare da un qualsiasi inserzionista”.

Sulle false recensioni c’è ancora da lavorare
Passando da un “fake” all’altro, Facebook si sta preoccupando anche del problema delle false recensioni, frutto non di una genuina opinione di un cliente bensì create ad arte per favorire o al contrario screditare un’azienda o un marchio. La Competition and Markets Authority (Cma), cioè l'Autorità per la concorrenza e i mercati del Regno Unito, ha recentemente invitato sia il social network sia la piattaforma di e-commerce eBay a impegnarsi di più per contrastare il fenomeno. E le due aziende hanno promesso di farlo. 

“Abbiamo investito massicciamente per prevenire questo genere di attività sui nostri servizi, ma sappiamo che c’è molto altro lavoro da fare e collaboreremo con la Cma per affrontare la questione”, ha fatto sapere Facebook. Secondo i monitoraggi dell’autorità per la concorrenza britannica, dalla scorsa estate a oggi sul social network sono stati disattivati 188 gruppi e 24 profili personali che pubblicavano false recensioni, mentre eBay ha messo al bando permanentemente 140 utenti.