Qual è il futuro di Facebook? Se lo sono chiesti Connie Guglielmo, Tom Giles, Lisa Wolfson di Bloomberg per vagliare la credibilità dell'ipotesi di una Initial Public Offering (IPO), ossia della quotazione in borsa della società fondata e diretta da Mark Zuckerberg.

Fondata nel 2004, Facebook occupa 1.400 addetti, ha doppiato i 500.000.000 di utenti al mondo un mese fa, viene valutato da alcuni analisti per un controvalore di 24,9 miliardi di dollari, mentre il fatturato 2010 dovrebbe, si dice, raddoppiare a 1,4 miliardi di dollari i 700-800 milioni raccolti lo scorso anno.

Mark zuckerberg, fondatore e ceo di Facebook


Analisti e addetti alle cose finanziarie, dicono i cronisti, avevano pensato che il 2011 potesse essere l'anno buono perché Zuckerberg si affacciasse a Wall Street sotto la pressione dei fondi d'investimento che lo hanno aiutato a sviluppare finora la sua Facebook. In realtà sembra che l'ipotesi più accreditata oggi sposti la data almeno al 2012.

Lo stesso Mark Zuckergerg in una intervista televisiva ha tempo fa risposto che quoterà l'azienda "Quando avrà senso farlo".

Non sembra infatti che i fondi d'investimento che lo hanno aiutato nella fase di startup siano nell'angoscia di voler monetizzare in fretta cedendo quote con una IPO. Infatti i movimenti azionari i nuovi ingressi nell'azionariato di Facebook vengono fatti ma a blocchi e a trattativa diretta.

Il quadro piùù aggiornato degli azionisti di Facebook sembra pertanto composto da Accel Partners, Microsoft Corp., Elevation Partners LP (fondo privato che ha tra i fondatori Bono e Roger McNamee), oltre a Jim Breyer, il venture capitalist che siede nel consiglio d'amministrazione assieme a Mark Zuckerberg.

Mark Andreessen, cofondatore di Netscape e Ning, dal 2008 siede nel CdA di Facebook


Nel consiglio però siedono anche dal 2008 Mark Andreessen, ipernoto personaggio Internet (inventò Mosaic e poi co-fondò Netscape, ha co-fondato il social network Ning), oltre a Peter Thiel (del fondo privato Founders Fund) e Donald Graham (ceo del Washington Post Co.)

Elevation Partners ha acquistato riservatamente azioni per un controvalore di 210 milioni di dollari. Allo stesso modo l'investitore russo Digital Sky Technologies sembra abbia cumulato dallo scorso maggio in portafoglio il 10% delle azioni.

Insomma, c'è la coda fuori dall'ufficio di Zuckerberg di fondi e investitori che metterebbero la firma sotto cospicui assegni pur di entrare in Facebook. Il tempo d'una quotazione può attendere, almeno al 2012.

Nel frattempo Facebook sarà diventata più azienda trasparente e solida nei comportamenti e nelle policies.

Non giovano certamente la recente vicenda dei 100 milioni di informazioni private (per quanto pubbliche) di utenti messe in circolazione su siti Torrent peer-to-peer e la debolezza della difesa: sono informazioni che gli utenti hanno lasciato visibili a tutti.

Non giovano le incertezze sulla conservazione dei dati.

Non giovano la farraginosità dei meccanismi necessari per rimuovere le proprie informazioni (infatti sembra sarà rilasciato un 'bottone magico' che permette di azzerare e mandare all'oblio i propri dati Facebook).

Non giovano gli arcani meccanismi che sovrintendono il massimo numero di "friends".

Non giovano le clausole francamente bizzarre circa la proprietà dei propri pensieri e delle proprie immagini pubblicate in Facebook.

Non giova che non vi sia almeno un interlocutore, un rappresentante legale in ogni Paese.

Tutti punti che, ora di più ora di meno, ora prima ora dopo vengono sistemati. Facebook è ancora molto work in progress e la stessa capacità manageriale di Zuckerberg ogni tanto viene messa in discussione.