Facebook tende la mano a Google e Apple per facilitare la diffusione dell’editoria “rapida” sul Web. Proprietario della piattaforma Instant Articles, lanciata nel 2015, il social network blu ha deciso di supportare ufficialmente anche i prodotti di Big G e della Mela. Gli ultimi due colossi, infatti, sviluppano rispettivamente Amp (Accelerated Mobile Pages) e Apple News Format che, al pari di Instant Articles, consentono agli utenti di accedere molto più velocemente alle news sui dispositivi mobili. Facebook ha introdotto in queste ore una nuova estensione nel proprio kit di sviluppo open source, che consentirà agli editori di progettare contenuti compatibili con gli altri due servizi concorrenti, a partire da Amp.

Per usare le parole di Piyush Mangalick, partner engineering director del gruppo di Menlo Park: “L’aggiornamento dell’Sdk trasforma i markup utilizzati dagli editori in fase di creazione degli Instant Articles in codice utilizzabile per lanciare contenuti in altri formati […]. Sfruttando un modo semplice per passare da un formato di markup all’altro, gli editori possono così inserire il markup nei propri Cms o in strumenti di pubblicazione di terze parti”.

La documentazione della nuova estensione è disponibile, così come il kit di sviluppo, su Github. I tool del social network dovrebbero consentire una portabilità avanzata, con il rispetto delle caratteristiche peculiari delle varie piattaforme come font, colori, didascalie e altro. Nelle prossime settimane Instant Articles inizierà a supportare anche il News Format della Mela, ma al momento Facebook non ha dato maggiori indicazioni sulle tempistiche esatte.

Lanciato in pompa magna nel 2015, con la collaborazione di testate del calibro del Wall Street Journal, Bloomberg, Forbes, New York Times e molti altri, Instant Articles ha subìto una forte decelerazione qualche settimana fa, quando diversi grandi editori hanno deciso di chiamarsi fuori. I motivi? Principalmente economici, in quanto sembra che la piattaforma non riesca a offrire le opzioni di monetizzazione promesse.

 

 

Inoltre, quando un lettore apre una news rimane su Facebook e la pagina consultata è, molto spesso, ben lontana dal punto di vista grafico e stilistico rispetto a quella del quotidiano o della rivista online. Quindi, oltre al mancato ritorno di denaro, i colossi dell’editoria statunitense avrebbero accusato il colpo anche dal punto di vista dell’immagine. Per provare a frenare l’emorragia, il social network ha modificato alcune regole, visualizzando più inserzioni pubblicitarie o spingendo gli utenti a compiere alcune azioni, come iscriversi alle newsletter delle testate.