Facebook smentisce sé stesso sulla vicenda Cambridge Analytica. Steve Satterfield, responsabile privacy e pubblicità del social network, ha spiegato in audizione al Parlamento europeo che nessun dato personale di cittadini del Vecchio Continente è stato coinvolto nello scandalo. Una retromarcia imprevista, perché lo scorso aprile era stato lo stesso colosso di Menlo Park a confermare che le informazioni di circa 2,7 milioni di europei erano state scambiate con la società britannica di analisi dei Big Data. Fra questi, ci sarebbero stati anche 214mila utenti italiani. “I report finora in nostro possesso suggeriscono che nessun dato sia stato condiviso”, ha spiegato Satterfield, protagonista dell’ultima audizione voluta da Bruxelles per cercare di comprendere meglio la situazione. Ma, ha precisato il manager di Facebook, “non potremo comunque confermare definitivamente queste affermazioni fino a quando non sarà condotta una verifica giudiziaria” sui sistemi di Cambridge Analytica.

La società britannica, nel frattempo, dovrebbe avere chiuso i battenti. Il condizionale è d’obbligo perché i libri contabili dell’azienda sono effettivamente stati portati in tribunale, ma pochi giorni fa è comparsa improvvisamente sul mercato una nuova realtà che si occupa esattamente dello stesso business: l’analisi anonimizzata di milioni di profili social per scopi di marketing, soprattutto in chiave elettorale.

La nuova realtà si chiama Data Propria e al suo interno lavorano quattro persone che prima collaboravano proprio con Cambridge Analytica. Fra queste c’è anche Matt Oczkowski, primo data scientist della compagnia britannica, che avrebbe già iniziato a lavorare per la campagna elettorale di Donald Trump per le presidenziali del 2020. Oczkowski, secondo quanto riportato da due giornalisti di Associated Press, starebbe collaborando con Brad Parscale, responsabile della comunicazione digital del tycoon durante la corsa alla Casa Bianca del 2016.

Oczkowski, comunque, pur non potendo negare l’estrema affinità con Cambridge Analytica, ha spiegato che Data Propria utilizzerà metodologie diverse, limitandosi a gestire campagne elettorali e ad analizzare le informazioni disponibili, senza però ricorrere alla profilazione psicografica dell’ormai decotta realtà britannica.

Per evitare ulteriori grane mediatiche e finanziarie, comunque, Facebook ha promesso l’arrivo di un nuovo strumento che porterà maggiore trasparenza nelle inserzioni pubblicitarie sul social network. Satterfield, nel corso dell’audizione all’Europarlamento, ha spiegato che la novità permetterà di capire perché certi utenti vedono i banner e chi paga per avere visibilità sulla piattaforma. L’obiettivo dell’azienda californiana è quello di rendere meno opaco il sistema delle inserzioni, in particolare nel caso degli spot elettorali.