Gli Stati Uniti potrebbero vietare la vendita di dispositivi prodotti da Huawei e Zte. La proposta di legge, chiamata Defending U.S. Government Communications Act, è stata depositata nelle ultime ore dal deputato repubblicano Mike Conaway e impedirebbe alle agenzie governative di utilizzare cellulari e soluzioni di networking delle due aziende cinesi. Secondo il membro della Camera dei Rappresentanti, infatti, i prodotti dei due colossi asiatici rappresenterebbero una seria minaccia per la sicurezza degli Usa. “Consentire a Huawei, Zte e ad altre aziende collegate di accedere alle comunicazioni governative degli Stati Uniti vorrebbe dire introdurre la sorveglianza cinese in tutti gli aspetti delle nostre vite”, ha scritto Conaway in una nota pubblicata sul proprio sito Web. “Questa proposta è perfettamente in linea con la politica del presidente Trump, che mira a mettere al primo posto gli interessi relativi alla sicurezza americana”.

Al centro della polemica si trovano i device sviluppati dalle due società del Dragone, spesso basati su tecnologie proprietarie che già in passato erano finite nel mirino delle ali più conservatrici del Congresso statunitense. Il sospetto è che vendor come Huawei e Zte nascondano nei propri prodotti componenti creati appositamente per sorvegliare le comunicazioni e inviare poi le informazioni in madrepatria. Una tesi supportata dai forti legami che tutte le aziende cinesi intrattengono con il governo di Pechino.

“È un problema che abbiamo analizzato per anni all’interno dell’House Permanent Select Committee on Intelligence (Hpsci)”, ha aggiunto Conaway. “La minaccia è regredita dopo la pubblicazione di un report approfondito dell’Hpsci, ma sta emergendo nuovamente in quanto il governo cinese sta tentando di ‘entrare’ nella tecnologia statunitense. Uno scenario molto preoccupante, perché il governo cinese sta cercando di compromettere l’integrità delle aziende americane, per spiare sui nostri segreti più riservati”.

Secondo il deputato, esistono dei report prodotti dallo spionaggio e dal controspionaggio a stelle e strisce che testimonierebbero la condivisione di informazioni fra Huawei e alcuni membri di spicco della leadership cinese. Gli ultimi giorni sono stati decisamente negativi per la casa di Shenzhen: la scorsa settimana At&t, uno dei principali operatori di telecomunicazioni degli Usa, ha deciso di cancellare all’ultimo minuto l’accordo per la vendita nei propri store del Mate 10 Pro.

 

 

Una scelta all’apparenza immotivata, dovuta secondo i retroscenisti alle pressioni del governo americano, che ha mandato su tutte le ferie Richard Yu, il Ceo della divisione consumer del vendor asiatico. Durante un keynote dal Ces di Las Vegas, il manager ha inaspettatamente parlato dell’accaduto, definendo la vicenda come “una grande perdita per noi, per i carrier e soprattutto per i consumatori […]. Serviamo oltre 70 milioni di persone in tutto il mondo. Abbiamo dimostrato la nostra qualità, garantendo sempre privacy e sicurezza”.

Non è ovviamente detto che la norma scritta da Conaway venga recepita positivamente dal Congresso, ma è indubbio che la proposta di legge rappresenti un ulteriore capitolo nella svolta “protezionistica” degli Usa, anche in termini tecnologici. Di recente l’amministrazione Trump ha vietato esplicitamente a tutte le agenzie centrali e locali di utilizzare software sviluppato dalla russa Kaspersky, per timori che gli antivirus contenessero delle backdoor in grado di inviare dati all’intelligence di Mosca.