Il 5G di Huawei ha la strada sbarrata in diversi Paesi, ma l’azienda cinese è intenzionata a lottare. Huawei ha fatto causa alla Svezia per contestare il veto imposto sui suoi prodotti 5G dal governo del Paese scandinavo, che dal 2020 impedisce agli operatori di telecomunicazione nazionali di scegliere l’azienda cinese come fornitore di apparati di rete. 

Dopo il Regno Unito, la Svezia è stata la seconda nazione europea a compiere questa scelta, nonché la prima in territorio Ue. Oltre ad aver vietato ai carrier di comunicazione di acquistare nuove forniture 5G, le autorità hanno anche richiesto la rimozione e sostituzione delle tecnologie Huawei già installate nelle reti e nei data center degli operatori telco, anche se con tempistiche abbastanza dilatate (entro il primo di gennaio 2025).

Tutto questo, a detta della società cinese, è una discriminazione che “ha danneggiato in modo significativo gli investimenti di Huawei in Svezia, in violazione degli obblighi internazionali della Svezia”. Huawei ha dunque avviato un procedimento legale sotto  l'egida del Gruppo della Banca Mondiale, e più precisamente attraverso l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (Icsid). La causa, fa sapere l’ufficio stampa dell’azienda, è rivolta “contro il Regno di Svezia in seguito a una serie di misure prese della autorità svedesi, che colpiscono direttamente gli investimenti di Huawei in Svezia e che la escludono dalla distribuzione di prodotti e servizi 5G nel Paese”. 

Huawei non ha svelato a quanto ammonti il risarcimento danni richiesto, ma secondo l’emittente televisiva statale Svt si tratterebbe di circa 5,2 miliardi di corone svedesi, corrispondenti a poco meno di 500 milioni di euro (497,5 milioni circa). Al termine del procedimento legale, tuttavia, questa somma potrebbe lievitare sensibilmente.