La Casa Bianca non accenna ad allentare la presa su Huawei, nonostante la concessione delle prime licenze per il commercio alle aziende statunitensi che ne hanno fatto richiesta (licenze necessarie per poter acquistare o vendere tecnologie alla società cinese), prima fra tutte Microsoft. Da indiscrezioni di tre fonti confidenziali di Reuters si apprende, e il condizionale è d’obbligo, che l’amministrazione Trump starebbe considerando di escludere Huawei, i suoi apparati di rete, sistemi di telecomunicazione, telefoni e software dall’intero “sistema finanziario statunitense”. 

 

Dunque, se così dovesse accadere, anche le banche e gli istituti finanziari non potrebbero più acquistare e utilizzare tecnologie di Huawei, come da tempo è già vietato alle agenzie governative di ogni livello. La società di Shenzhen entrerebbe così anche nella lista nera del Dipartimento del Tesoro (l’elenco delle Specially Designated Nationals) dopo essere finita in quella del Dipartimento del Commercio. L’intenzione di allargare i confini della messa al bando è motivata, presumibilmente, dalle solite preoccupazioni di sicurezza nazionale e tutela dal presunto cyberspionaggio di Pechino.

 

 Il progetto è stato discusso dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale, ma al momento l’esclusione dal sistema finanziario statunitense è soltanto un’ipotesi. A detta di una delle tre persone “informate sui fatti”, la decisione potrà giungere nei prossimi mesi e dipenderà dal modo in cui si evolveranno i rapporti fra Casa Bianca e Huawei. Le cronache degli ultimi mesi sono piene di accuse e controaccuse, rimbalzate da Washington a Pechino e viceversa. Il governo di Trump dipinge Huawei come braccio destro del governo cinese, oltre ad accusare l’azienda di aver violato le sanzioni commerciali statunitensi contro l’Iran, ragione che ha permesso di giustificare formalmente l’arresto della chief financial officer (e figlia del fondatore dell’azienda) Meng Wanzhou, in Canada lo scorso marzo.

 

Quasi in contemporanea è giunta notizia del fatto che Huawei sta valutando di spostare dagli Stati Uniti al Canada le proprie attività di ricerca e sviluppo. Lo ha fatto sapere lo stesso fondatore dell’azienda, Ren Zhengfei, in un’intervista rilasciata alla testata canadese Globe and Mail. “Il centro di ricerca e sviluppo sarà spostato al di fuori degli Stati Uniti e rilocalizzato in Canada”, ha detto Zhengfei. La società, inoltre, è intenzionata a posizionare in Europa nuove fabbriche destinate alla produzione di apparati di rete per il 5G, strategia che permetterebbe di placare timori e accuse su eventuali backdoor nascoste in queste tecnologie.