I dispositivi connessi nel prossimo futuro parleranno la lingua dello standard 802.11ax. Anche se la sua approvazione definitiva da parte dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (Ieee) è prevista per il 2019, Qualcomm ha deciso di accelerare i tempi e in queste ore ha reso noti maggiori dettagli su due nuovi system-on-chip (Soc), chiamati Ipq8074 e Qca6290 e basati sul set di specifiche 802.11ax. Il primo componente è destinato a router, access point e sistemi trasmittenti mentre il secondo a dispositivi come smartphone, notebook e tablet (quindi, teoricamente, ai “riceventi”). Ma, in realtà, i chip potrebbe essere utilizzati anche per molti altri oggetti connessi come quelli dell’Internet delle cose.

Nel definire il nuovo standard, l’Ieee si è concentrato per la prima volta non solo sull’aumento della velocità di trasmissione dati, ma anche sull’efficienza del Wifi e sulla capacità delle reti di gestire gli ambienti molto “trafficati”. Vale a dire gli scenari con decine o centinaia di dispositivi collegati, dove è più difficile garantire una buona user experience.

“Nel passato, l’evoluzione del Wifi si è concentrata soprattutto sulle velocità di picco”, ha spiegato Qualcomm. “Però, nel mondo reale caratterizzato da molti utenti con bisogni diversi, una rete deve essere progettata per garantire a tutti un’esperienza eccellente. Il problema non è quanto veloce possa andare il Wifi, ma se il network dispone della capacità necessaria per gestire la domanda crescente”.

Lo standard 802.11ax dovrebbe risolvere questo problema, assicurando una capacità maggiore di quattro volte rispetto all’attuale 802.1ac, insieme a una miglior copertura del segnale sia nella banda a 2,4 GHz sia in quella a 5 GHz. I nuovi chip di Qualcomm supportano quindi fino a 8x8 Mu-Mimo in downlink e uplink, con la possibilità quindi di servire fino a otto utenti contemporaneamente. Presenti anche la tecnologia Ofdma (Orthogonal frequency-division multiple access) per un accesso più efficiente e un nuovo scheduler in grado di regolare il traffico in uplink per evitare colli di bottiglia.

 

Credits: Qualcomm

 

L’aumento della durata delle batterie dovrebbe invece essere garantito dalla funzionalità Target Wakeup Time (Twt), che permette ai dispositivi di negoziare quando e come verranno “svegliati” per inviare o ricevere dati. La tecnologia accresce il tempo in standby dei device e, di conseguenza, riduce l’impatto energetico.

Nello specifico, il Soc Ipq8074 è progettato per router, access point e gateway ed è basato su processo produttivo a 14 nanometri Finfet. La piattaforma integra un trasmettitore 11ax e quattro core Arm Cortex A53 a 2 GHz su architettura 64-bit. Il chip è basato su una configurazione 12x12, vale a dire 8x8 sulla banda a 5 GHz e 4x4 su quella a 2,4 GHz e supporta il Mu-Mimo in uplink. La velocità di picco dichiarata è di 4,8 Gbps, per una copertura ancora maggiore di quella assicurata dall’802.11ac.

Il Soc Qca6290 supporta invece sistemi 2x2 Mu-Mimo e può unire le bande a 2,4 e 5 GHz grazie alla funzionalità Dual Band Simultaneous (Dbs), toccando così velocità di picco di 1,8 Gbps. Se confrontati con le soluzioni basate su standard 802.11ac, i nuovi chip per client di Qualcomm riducono inoltre di due terzi il consumo energetico.

Come sempre, i più recenti set di specifiche Ieee sono retrocompatibili, quindi sarà possibile connettere anche dispositivi basati su 802.11a/b/g/n/ac Wave 2. Qualcomm ha dichiarato che i primi esemplari dei nuovi Soc dovrebbero essere pronti nella prima metà dell’anno, quindi è probabile che gli Oem riescano a implementare i chip nei device in arrivo prima della fine del 2017.