Dieci volte più sottili di un capello umano, grandi come una monetina da cinque centesimi, estremamente robuste e con un’efficienza del 13 per cento. Sono le celle solari flessibili che potrebbero rivoluzionare il settore dei dispositivi “wearable”. Ne parla un team di ricerca internazionale in un paio di articoli pubblicati sui prestigiosi giornali statunitensi Joule e PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences). Queste celle solari, che hanno una dimensione di circa due centimetri quadrati e che sono così leggere da poter essere sostenute dal petalo di un fiore, sono in grado di generare 9,9 watt di potenza per grammo.

La loro vita operativa è stimata in oltre ventimila ore, pari a due anni e mezzo di funzionamento continuo, e nei test dopo quasi cinquemila ore hanno ridotto le loro prestazioni solo del 4,8 per cento. In condizioni di riposo possono mantenere inalterate le caratteristiche per oltre 11 anni. Al contrario delle celle solari comunemente utilizzate, queste possono essere facilmente piegate, avvolte e stirate. Le prove hanno dimostrato che sono in rado di mantenere il 97% delle prestazioni anche dopo mille cicli di piegatura e dell’89% dopo essere state tirate e allungate mille volte. Ma la notizia migliore è che possono essere prodotte a basso costo e facilmente, grazie alla tecnologia di stampa continua.

Lo studio è stato realizzato dai ricercatori della giapponese Riken, in collaborazione con The University of Tokyo, The University of California, l’Australian Synchrotron e la Monash University. Gli sforzi si concentreranno ora sulla ricerca di una modalità efficace e conveniente per la produzione che possa portare alla loro commercializzazione.