Infrastructure-as-a-code, database as-a-service con provisioning end-to-end in ambienti Kubernetes. Gli ultimi sviluppi di Pure Storage rafforzano il percorso dell’azienda verso un’offerta sempre più software-defined e volta a semplificare la gestione dello storage in ambienti ibridi.

D’altra parte, questa evoluzione corrisponde alle mutate esigenze delle aziende nell’era del cloud. Il consolidamento di ambienti ibridi e multiprovider fotografa una realtà nella quale le aziende hanno ormai spostato su diversi cloud pubblici (o privati in qualche caso) buona parte dei propri workload, mantenendone alcuni on-premise per differenti motivi, dalla security alla compliance, dai costi alle latenze. Questo passaggio, abbinato all’emergere di tecnologie come container, intelligenza artificiale, Kubernetes e data analytics, ha fatto crescere la domanda di capacità cloud-like all’interno dei data center, dalla possibilità di utilizzare risorse on-demand a modelli flessibili di consumo.

I grandi player nati nell’hardware hanno dovuto così riconvertire la propria natura verso la fornitura di software e servizi. Pure Storage non fa eccezione, almeno da quando, circa tre anni fa, ha iniziato a introdurre, accanto alla tradizionale offerta di sistemi all-flash, il consumo flessibile per lo storage a blocchi, i servizi Evergreen Storage e la proposta a sottoscrizione Pure-as-a-Service.

Il nuovo salto in avanti si chiama infrastructure-as-a-code e si concretizza con la nuova proposta Pure Fusion: “Vogliamo eliminare la complessità delle implementazioni e delle configurazioni dello storage flash nelle aziende che lavorano in differenti ambienti cloud o ibridi”, illustra Umberto Galtarossa, partner technical manager di Pure Storage. “Non occorre più essere specialisti per gestire le nostre soluzioni e ora diventa ancor più semplice avere il controllo sull’infrastruttura, automatizzando il bilanciamento e la workload mobility”.

L’idea di Pure Fusion è di creare regole Yaml, capaci di implementare, fare provisioning, integrare classi di servizi storage, definire priorità e così via. Per questo, è stato compiuto un certo sforzo verso l’automazione e l’integrazione di Api a complemento dell’intelligenza artificiale già compresa nel portale Pure-1. La soluzione però non funziona in ambienti storage misti, ma solo con i prodotti del vendor.

Umberto Galtarossa, partner technical manager di Pure Storage

Portworx Data Services, invece, è una novità dedicata soprattutto agli sviluppatori DevOps, ai quali viene offerta una soluzione di tipo database-as-a-service per implementare con un solo click servizi in ambienti Kubernetes: “La soluzione genera template per automatizzare diverse operazioni di gestione dello storage dei container, dal provisioning end-to-end al backup, dal disaster recovery alla sicurezza”, descrive Galtarossa.

All’avvio della soluzione, i modelli disponibili supportano database come MongoDb, MySql, Spark e Kafka, ma è già prevista l’estensione ad altri ambienti Sql e NoSql (Datastax, Elatsicsearch, Cassandra, Reddis, Couchbase, Sql server e altri). Il servizio è attualmente in fase di test con i clienti prima di essere implementato a livello globale.

Pure Storage, infine, ha anche colto l'occasione per aggiornare il suo portale Pure-1, rafforzando la sicurezza, in particolare la protezione contro i ransomware e migliorando la manutenzione degli array di storage.