Internet down: è successo di nuovo. Come accaduto già cinque anni fa, ieri una porzione del Web è rimasta inaccessibile per circa un’ora, coinvolgendo migliaia di siti e piattaforme Web: da Amazon a Reddit, passando per servizi di streaming come Spotify e Twitch, il servizio di pagamenti Stripe e il portale di riferimento dell’ open-source GitHub. Sono rimaste offline anche molte testate giornalistiche, fra cui Financial Times, New York Times, Bbc, Bloomberg News, Guardian, Le Monde, The Independent, e in Italia Corriere della Sera, Repubblica e Gazzetta dello Sport. Hanno avuto problemi anche il portale della Casa Bianca e quello del governo britannico.

Su tutte queste destinazioni, a ogni tentativo di connessione compariva il messaggio di “Error 503 service unavailable”. Che cosa è successo? Nessun attacco informatico, a differenza di quanto accaduto nel 2016, quando all’origine del parziale blackout di Internet c’era stata un’operazione DDoS rivolta all’Internet provider Dyn. Si è trattato, invece, dell’effetto di un errore nei servizi di configurazione di Fastly, società di San Francisco che è uno tra i principali gestori mondiali di reti Content Delivery Network. L’azienda ha smentito l’ipotesi di un cyberattacco e ripristinato rapidamente il servizio.

Alla luce della scoperta sull’errore tecnico, un altro grande fornitore di servizi di Content Delivery Network, Akamai, ha colto l’occasione per tirare acqua al proprio mulino e ricordare che “le aziende devono essere rigorose nella scelta del provider CDN. Non tutte le CDN sono create allo stesso modo, quindi è fondamentale prendere in esame i SLA di uptime, i processi di disaster recovery, i piani di continuità aziendale e il loro track record nel servizio ai clienti”, come dichiarato da Andy Champagne, senior vice president e chief technology officer degli Akamai Labs. 

Akamai ha anche spiegato che cosa significhi, nel caso del blackout di ieri, una configurazione errata: “Potrebbe essersi verificato un errore all’interno di un file o un semplice errore di battitura nella gestione del sistema CDN”, ha detto Champagne. In attesa di maggiori dettagli, se mai emergeranno, in molti hanno fatto notare la criticità e la delicatezza del funzionamento dei Content Delivery Network: un loro malfunzionamento può bloccare interi servizi, causando danni economici e di immagine alle aziende colpite. Progettare reti con sistemi di ridondanza può mitigare il rischio.