Amazon, Microsoft, Dell, Hp e altre società tecnologiche potrebbero seguire l’esempio di Apple: porteranno via dalla Cina una parte della loro produzione di hardware, secondo le indiscrezioni di Nikkei Asia Review, basate su “molteplici fonti”. Una produzione che tradizionalmente poggia in buona parte su fornitori e costruttori di un Paese che, come noto, dall’anno scorso è diventato il bersaglio preferito della Casa Bianca. La vicenda è cominciata con l’ostracismo di Donald Trump verso Zte, poi verso Huawei (per dichiarati timori di backdoor inserite negli apparati di rete 5G), poi esteso a tutte le aziende cinesi con un balzo dei dazi sulle importazioni al 25%. Un peso eccessivo per chi, come molti vendor di tecnologia statunitensi, affida a società cinesi (spesso domiciliate a Taiwan) la realizzazione di componenti o dispositivi.  

 

Vero è che durante il recente G20 di Osaka da Trump erano giunte su Huawei dichiarazioni di apertura, ma parziali e ambigue. La “incerta tregua” emersa vertice giapponese non ha fatto cambiare idea alle società tecnologiche che avevano già meditato lo spostamento della produzione, spaventate dai crescenti costi all’orizzonte. “HP, Dell, Microsoft e Amazon stanno cercando di spostare fuori dalla Cina una parte sostanziale della capacità produttiva, unendosi a un esodo crescente, che minaccia di compromettere la posizione del Paese di principale fonte di gadget tecnologici”, scrive il Nikkei Asia Review. La società di ricerca QianZhan stima che il valore della somma di import ed export cinesi nel mercato dell’elettronica nel 2017 valesse 1.350 miliardi di dollari.

 

Se le soffiate giunte dalla supply chain e dalle aziende fossero corrette, e se Donald Trump e Xi Jinping non troveranno una totale intesa, i numeri potrebbero crollare. L’economista Darson Chiu, del Taiwan Institute of Economic Research, ha sottolineato che i prodotti di elettronica e informatica fabbricati in Cina “potrebbero essere più costosi” negli Stati Uniti, e dunque le vendite calerebbero, con conseguenti impatti sul Pil e sull’occupazione cinese.

 

I nomi coinvolti nell’indiscrezione, d’altra parte, sono tra i colossi mondiali dei rispettivi settori. Insieme, Hp e Dell l’anno scorso hanno venduto 70 milioni di notebook, e la loro produzione poggia attualmente in buona parte su fabbriche di due città cinesi, Chongqing e Kunshan. A detta di due “persone a conoscenza dei fatti”, Hp avrebbe intenzione di portar via dalla Cina una quota di produzione di Pc portatili compresa tra il 20% e il 30%. Per l’insieme dell’hardware di Apple, invece, si era già parlato di un ipotetico 30%. Sia Acer sia Asus hanno confermato al Nikkei Asia Review di stare “valutando la fattibilità dello spostamento”, mentre Dell non ha rilasciato commenti. 

 

Per i suoi Surface e per le console Xbox, a detta dei rumors, Microsoft starebbe considerando la Thailandia e l’Indonesia come alternative alla Cina. L’azienda però ha detto ai giornalisti di non avere “piani attivi” di ritirare dalla Cina alcuna produzione, senza confermare né smentire completamente le indiscrezioni. Sempre a detta dei rumors, per le proprie console di gioco Nintendo vorrebbe ripiegare sul Vietnam, e Amazon potrebbe fare la stessa scelta per i lettori di ebook Kindle e gli smart speaker Echo.