Ogni importante passo avanti nell’innovazione nasce nelle comunità imperniate sull’open source. Il messaggio arriva forte e chiaro da Gianni Anguilletti, vicepresidente Med Region di Red Hat: “In oltre vent’anni di storia, abbiamo contribuito a creare un’infrastruttura che esalta le idee innovstive e le rende riproducibili. Oltre un milione di progetti nel mondo ruotano attorno ai temi forti del momento, si tratti di big data, edge, Kubernetes, mobile, intelligenza artificiale, container e così via. Noi siamo dentro questi progetti, integriamo nuove componenti e vendiamo soluzioni stabili, sfruttando un ampio ecosistema di servizi e certificazioni”.

Niente di troppo nuovo, invero, ma queste indicazioni arrivano in un momento particolare per Red Hat. Matt Hicks ha da poco rilevato nel ruolo di Ceo Paul Cormier (passato nel consiglio d’amministrazione) e da lui, al momento dell’insediamento, è arrivato un inevitabile messaggio di continuità rispetto al lavoro svolto fin qui: “La combinazione di Linux, software open source e supporto di prim’ordine ci consente di giocare un ruolo di primo piano anche sui mercati a più alto tasso di sviluppo, si tratti del passaggio al cloud o dell’edge computing”, ha dichiarato il manager, che ha aggiunto: “Nei prossimi due trimestri ci concentreremo sull’esecuzione, per sfruttare lo slancio di mercato soprattutto nel cloud ibrido aperto”.

Red Hat continua ad accrescere soprattutto la propria rete di partnership eccellenti, non semplicemente con attori della tecnologia (Kyndryl, Accenture, Microsoft Azure), ma anche con grandi industrie, come General Motors (per lo sviluppo di Ultifi. nuova piattaforma end-to-end del gruppo automobilistico) e Abb (per lo sviluppo di soluzioni d’automazione e gestione dei dati in campo industriale). Come ha sottolineato lo stesso Anguilletti, “questi sono indicatori della rilevanza di Red Hat sul mercato”.

Prospettive e aree di sviluppo

Non è semplicissimo capire se, su scala mondiale, questi trend positivi si traducano in risultati tangibili. Per avere i numeri, ormai, occorre far riferimento alle comunicazioni ufficiali di Ibm, che ha acquisito la società alcuni anni fa, pur mantenendone l’indipendenza operativa e commerciale. L’ultimo trimestre parla di una crescita complessiva sul cloud ibrido del 18%, ma le vendite di Red Hat hanno segnato un aumento del 12%. Non è certo un cattivo risultato di questi tempi, ma la casa dal cappello rosso nel tempo aveva abituato aficionados e addetti ai lavori a numeri più alti.

Gianni Anguilletti e Rodolfo Falcone tagliano la torta celebrativa dell'anniversario di Red Hat

Per capire la strada che l’azienda intraprenderà per rafforzare e consolidare il proprio peso sul mercato, dunque, non resta che far leva sugli sviluppi di prodotto e le aree di focalizzazione indicate dai manager. Se il recente Summit ha posto l’accento sulle evoluzioni del sistema operativo Rhel 9, la piattaforma multiclous OpenShift o quella di automazione Ansible, elementi interessanti derivano da un’indagine commissionata da Red Hat, che evidenzia come per il 68% delle aziende coinvolte (338 in tutto su scala globale) l’automazione It sia passata in soli dodici mesi da un desiderio a una necessità e il 53% ritenga che gli It leader debbano guidare il cambiamento necessario, ma solo il 28% lo stia realmente facendo. Ne deriva, anche per realtà nate con una vocazione tecnologica, l’opportunità di proporsi alle aziende come consulenti a tutto tondo, a supporto delle strategie di trasformazione digitale e dei massimi responsabili It desiderosi di guidarle.

Uno sguardo all’Italia

Un altro tema forte oggi è rappresentato dall’edge computing, dal quale il vendor si attende un aumento dell’800% nel numero di dispositivi periferici costruiti entro il 2024: “Vogliamo che queste componenti facciano parte della più complessiva visione sul cloud ibrido aperto”, ha indicato Hicks. “Pensiamo di avere una posizione unica per aiutare le aziende a connettere quanto sta in periferia agli asset presenti nei data center e per creare l’infrastruttura necessaria a gestire tutto”.

E l’Italia come si colloca nello scenario complessivo di Red Hat? Come sempre, non è possibile disporre di numeri ufficiali scorporati per country, ma da quanto disponibile online e riferito al 2020, parliamo di una realtà bel al di sopra dei 30 milioni di euro di fatturato, con una crescita a due cifre anno su anno. In un mercato digitale dato nel 2022 in crescita del 3,6% (secondo Anitec Assinform), le attese più concrete sono riposte nei progetti in qualche modo collegati ai fondi del Pnrr, auspicabilmente destinati ad arrivare nonostante le recentissime incertezze create dallo scenario politico. Rodolfo Falcone, country manager di Red Hat Italy, ha posto l’attenzione sui nuovi clienti arrivati o rinsaldati in tempi recenti, come Intesa Sanpaolo, Bper e Inail, ma anche su una rete di partner arricchitasi con nomi come Engineering, Lutech, VarGroup, Mauden, R1 e Gruppo Project, oltre che con esponenti del mondo infrastrutturale come Cineca, Fastweb, Leonardo, Aruba e Brennercom: “Osserviamo come la Pubblica Amministrazione rappresenti oggi il vero motore dell’innovazione in Italia. Vediamo dinamismo anche fra le industrie manifatturiere e le banche, mentre l’energy procede più a macchia di leopardo e le assicurazioni appaiono più prudenti. Si potrebbe anche fare di più ma la mancanza di risorse qualificate restano l’anello debole della catena”.