E fu così che anche il cavallo più promettente e veloce, alla fine, cadde stremato al suolo. Il mercato mondiale degli smartphone cresce, ma i livelli sono tornati a quelli del 2013. Il balzo indietro è certificato da Gartner ed è imputabile principalmente all’esaurimento delle risorse cinesi: un sonoro schiaffo in faccia a tutti gli analisti che credevano che il Paese del Dragone potesse trainare l’economia globale e il settore dei cellulari per decadi. Certamente, il mercato all’ombra della Grande Muraglia è ancora enorme e florido: nel primo trimestre del 2015, la sola Apple ha consegnato in Cina oltre 15 milioni di dispositivi, ma lo scenario dei prossimi anni non è assolutamente roseo. Secondo Gartner, nel secondo trimestre di quest’anno sono stati venduti nel mondo 330 milioni di cellulari, un incremento del 13,5% rispetto allo stesso periodo del 2014. E il 30% di essi è arrivato proprio in Cina. Ma il Paese è giunto alla saturazione e ha fatto registrare la prima contrazione della sua storia (-4%): è ormai difficile trovare i cosiddetti “first buyer” e, nella quasi totalità dei casi, il mercato è alimentato dalla sostituzioni.

Ecco perché i vendor hanno già deciso di spostarsi in massa per aggredire altre zone. La società di ricerca riporta come le regioni caratterizzate dal tasso di crescita maggiore siano i Paesi emergenti di Asia e Pacifico (Cina esclusa, ovviamente), dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente e dell’Africa. Sostanzialmente, le aree del pianeta che fino ad oggi erano rimaste relativamente tranquille ed escluse dalla corsa agli “armamenti digitali”.

Paradossalmente, le aziende che se la cavano meglio sono proprio quelle cinesi, che stanno però facendo fortuna al difuori del Paese d’origine. Huawei, tra il secondo trimestre del 2014 e lo stesso periodo del 2015, ha guadagnato l’1,7% di market share (25,8 milioni di smartphone consegnati), Xiaomi lo 0,6% (16 milioni di dispositivi). L’unica a contrarsi è stata Lenovo, che ha ceduto oltre un punto e mezzo di quota di mercato.

 

 

Al top della classifica rimane ancora Samsung, ma il tonfo della casa sudcoreana è più rumoroso di quello di Lenovo: nel Q2 del 2014 la compagnia deteneva il 26,2% di market share. Nell’ultimo trimestre è arrivata al 21,9%, perdendo terreno sul rivale di sempre, Apple (+2,4%). Samsung è riuscita comunque a piazzare oltre 72 milioni di smartphone, mentre Cupertino “solo” 48 milioni. Questo malgrado il lancio dei nuovi top di gamma Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge e, ora, chissà cosa accadrà con l’arrivo imminente dei nuovi iPhone, previsto a giorni.

“La crescita a doppia cifra di Apple tra i device di fascia alta continua a impattare negativamente le vendite dei cellulari top di gamma dei concorrenti, scalfendo sia le consegne che i margini di profitto”, riporta Gartner. “Molte aziende sono state costrette ad allineare nuovamente i propri portafogli prodotti per rimanere competitivi nelle fasce medie e basse. Ovviamente, questo spostamento ha innescato una guerra al ribasso dei prezzi, in modo da terminare le scorte e far spazio così ai nuovi dispositivi previsti per la seconda metà del 2015”.

 

 

Dal punto di vista dei sistemi operativi il leader incontrastato rimane Android, malgrado il market share del sistema operativo di Google sia sceso di 1,6 punti, in favore principalmente di iOs (+2,4%). Ancora una volta, la causa è da ricercare nel mercato cinese, che ha premiato i dispositivi Apple a discapito di Android (nonostante i prezzi decisamente più competitivi). L’ecosistema del robottino verde “ha registrato la sua crescita più lenta nell’anno in corso”, sottolinea Anshul Gupta, research director presso Gartner. In calo anche Windows Phone (-0,3% di market share), mentre BlackBerry Os è ormai quasi sparito dai radar (0,3%).