Da tempo ormai le soluzioni di backup rappresentano per Acronis un business importante ma non più centrale per la multinazionale, che negli ultimi anni ha visto crescere esponenzialmente la quota di fatturato ascrivibile al cloud e più in generale alla cyber-protection per le imprese, anche quelle che hanno scelto la strada dell’It sulle nuvole. “Se l’azienda è cresciuta nel suo complesso del 18% anno su anno”, dice Mauro Papini, country director South Europe, Med&Me di Acronis, “la quota di fatturato dei servizi cloud è cresciuta, in Italia, del 156%, rivelando una tendenza che ha portato questa linea di offerta a pesare per il 30% sul giro d’affari della regione di cui sono responsabile”.

Tra i driver di questa crescita, che si traduce, tra le altre cose, in revenue ricorrenti generati dai canoni mensili pagati dai clienti per i servizi cloud, ci sono la digitalizzazione sempre maggiore dei segmenti automotive (in cui Acronis dichiara di essere leader di mercato) ed energy, e l’avvento dell’IoT, mentre un impatto minore sembra avere, stranamente, il fenomeno Industry 4.0.

“Acronis ha affrontato il cloud con la corretta strategia”, ha dichiarato Papini, “riscrivendo completamente ogni riga di codice delle proprie applicazioni invece di adattare al nuovo paradigma quelle on-premise, che rimangono comunque un punto importante della nostra offerta”.

Nell’offerta attuale di Acronis, oltre alle soluzioni di backup per ambienti fisici, virtuali, in cloud, mobili e per applicazioni, si stanno facendo strada servizi innovativi basati su tecnologie blockchain, come l’autenticazione dei dati e la firma digitale (Acronis Notary), e di intelligenza artificiale, come le soluzioni anti-ransomware di nuova generazione.