Siamo un Paese di egoisti, ancora oggi dopo il covid? Un po’ sì, a giudicare i dati emersi da un sondaggio realizzato da Arlington Research per conto di Kaspersky, che valuta quanto, dopo la pandemia,  per gli abitanti di nove nazioni europee la privacy sia importante o “sacrificabile”. Il risultato delle ottomila interviste condotte è una heatmap in cui vengono messe a confronto le situazioni di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Danimarca, Regno Unito, Repubblica Ceca e Ungheria. L’indagine nasce sull’onda delle discussioni sul Green Pass, che in alcuni contesti potrebbe essere usato come “lasciapassare non soltanto per i viaggi all’estero ma anche per l’accesso a manifestazioni sportive, concerti e altre situazioni a rischio contagio.

 

Nel nostro Paese sembra che la libertà di circolazione e di accesso a luoghi pubblici sia più importante del fatto di poter contribuire a debellare il covid: infatti l’80% degli italiani condividerebbe dati sanitari, di geolocalizzazione e contatto pur di ottenere maggiore libertà e non dover più sottostare a restrizioni, ma solo il 54% lo farebbe allo scopo di aiutare il proprio Paese a superare la pandemia. Resistenze e timori di privacy si erano già visti, d’altra parte, all’esordio dell’applicazione Immuni, che ha vanamente tentato di contribuire al tracciamento dei contagi del coronavirus. Non possiamo sapere, in ogni caso, in che misura questa diversità di percentuali sia dovuta a egoismi o, piuttosto, a scetticismo in merito all’utilità dei tracciamenti. Viviamo ormai in uno scenario diverso da quello in cui esordì Immuni, ora che i vaccini sono diventati il primario strumento di lotta contro il covid.

 

Tornando al sondaggio di Kaspersky, è interessante notare che appena il 22% degli italiani sarebbe disposto a condividere dati personali, di geolocalizzazione o contatto per tornare a frequentare i centri commerciali, mentre il 36% lo farebbe per viaggiare all'estero. Qualche differenza generazionale è emersa: in cambio della agognata libertà, metterebbero da parte la privacy l’87% dei Millennials, mentre tra i più giovani della Generazione Z la percentuale scende al 75%. Via di mezzo per i nati degli anni Settanta e Ottanta, la Generazione X: 77%.

 

Se l’80% degli italiani cederebbe dati personali in cambio di libertà, appare un po’ contraddittorio il fatto che quasi tutti, il 98% degli intervistati, affermino che la riservatezza dei propri dati personali è per loro molto importante. Solo il 63% degli italiani ritiene di avere effettivamente il controllo su quali aziende od organizzazioni abbiano accesso ai propri dati. Le preoccupazioni sono diffuse: l’85% teme che i propri dati possano cadere nelle mani sbagliate nei prossimi due anni. 

 

(Infografica: Kaspersky)

 

E all’estero? L’Italia è tra i Paesi in cui la privacy viene considerata (a parole) più importante, con un punteggio di 9,3 su dieci, ma la superano Portogallo, Spagna e Ungheria (9,5). Germania e Regno Unito sono a metà strada (con un punteggio di 8,6 e 9), e seguono Francia e Repubblica Ceca (8,5). I più disposti a condividere informazioni sanitarie personali per aiutare il proprio Paese a sconfiggere il covid sono i portoghesi (58%), seguiti da italiani (54%) e danesi (49%), mentre all’opposto ci sono i francesi con una percentuale di appena il 32%. In media, nei nove Paesi inclusi nella ricerca la percentuale è del 45%. Nei nove Paesi, il 60% delle persone non sarebbe contento di avere un software di monitoraggio delle attività installato sul Pc usato per lavorare da casa.

 

"Dall’inizio della pandemia, i governi di tutta Europa hanno cercato un modo per monitorare la diffusione del virus al fine di dare una spinta all’economia, al settore hospitality e a quello dei viaggi", ha dichiarato Morten Lehn, general manager per l’Italia di Kaspersky. "Nonostante ciò, solo il 47% degli europei condividerebbe con fiducia le proprie informazioni personali con il governo. Nonostante molti europei siano disposti a rinunciare ai loro dati personali in cambio di maggiore libertà, è importante che i governi nazionali siano più trasparenti sulle politiche di raccolta e archiviazione dei dati per costruire un rapporto di fiducia con i cittadini e superare in sicurezza la pandemia".