L’espressione smart working è talvolta solo un modo accattivante per descrivere la condizione di chi lavora da casa, una condizione che di “smart” spesso ha poco o niente. Ma se si potesse lavorare in spazi condivisi, moderni, funzionali ed equipaggiati di tutta la tecnologia necessaria, e senza l’obbligo di essere sempre nella medesima location, e potendo vivere in una tra le città più belle e magiche al mondo? Sembra troppo bello per essere vero, ma questa è una possibilità reale. Almeno per chi è abbastanza giovane o libero da legami per fare la valigia e partire per Venezia. Proprio qui sta nascendo il progetto Venywhere, oggi ancora in fase beta, promosso e sostenuto dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con l’Università Ca’Foscari e con la partecipazione di altri attori del territorio, come l’incubatore di startup H-Farm. Ma c’è anche un grande vendor tecnologico come Cisco.

 

L’idea è quella di mettere a disposizione spazi di coworking attrezzati all’interno di edifici di grande pregio storico e architettonico, per chi, da qualsiasi parte del mondo, scelga di trasferirsi per almeno sei mesi a Venezia. Questi “cervelli in arrivo”, anziché in fuga, ricevono anche supporto in una serie di altri servizi che spaziano dalla ricerca di un alloggio all’assicurazione medica, dagli abbonamenti ai mezzi di trasporto di terra e lagunari fino alle preziose informazioni di cui uno staniero appena giunto in città ha bisogno e che solo un “indigeno” può fornirgli.

Insomma, Venywhere è una bella opportunità sia per un giovane (o meno giovane) alla ricerca di nuovi stimoli, sia per una città che sta provando ad allargarsi oltre i confini dell’economia del turismo, oggi segnata da molteplici incertezze e discontinuità. Una città che vuol essere anche produttiva, terra di lavoro, ma sempre con stile: non capita a tutti di poter lavorare dall’Arsenale di Venezia, o dal Convento dei Crociferi, o da un palazzo storico che è stato casa di artisti, o da un ex convento o ancora dalle storiche Procuratie Vecchie che bordano per tre quarti piazza San Marco, aperte al pubblico per la prima volta in cinquecento anni di storia (la riqualificazione, parte di un più ampio progetto di recupero dell'area di piazza San Marco voluto da Assicurazioni Generali, è stata affidata all'architetto David Chiepperfield).

Una volta terminata la fase beta del progetto, dal prossimo settembre il sito Web di Venywhere consentirà di prenotare le postazioni di lavoro su base giornaliera scegliendo tra queste e altre spettacolari location. “Il progetto è figlio degli ultimi due anni, segnati dalla pandemia”, ha raccontato Massimo Warglien, docente di Ca’ Foscari e ideatore di Venywhere. “La pandemia ha legittimato e diffuso il modello, già esistente, del lavoro ubiquo. E ha dato l’opportunità di portare in città dei cittadini diversi, non turisti ma lavoratori, stranieri e anche italiani, con molti veneziani di ritorno”.

 

Il ruolo di Cisco nel progetto 

La tecnologia, fatta di connessioni a banda larga e di applicazioni Ucc, è naturalmente il fondamento di qualsiasi smart working, ma in Venywhere avrà un ruolo ulteriore. Cisco ha aderito al progetto avviando un test pilota con una squadra di suoi dipendenti, 16 giovani “pionieri” (così li chiama l’azienda) italiani, greci, francesi e spagnoli, che si sono trasferiti a Venezia per sperimentare in prima persona un nuovo stile di vita e comprenderne tutte le potenzialità. Oltre a svolgere le mansioni richieste dal proprio ruolo in Cisco, i ragazzi collaborano con un team di ricercatori dell’Università Ca’ Foscari, aiutandoli a definire best practice di lavoro ibrido facilmente replicabili. Le statistiche di utilizzo di Webex, tra le altre cose, aiuteranno a capire le preferenze di orario, luogo, modalità e metodi di lavoro delle persone, nonché quanto la tecnologia impatti sulla produttività e sulla soddisfazione nel lavoro. 

“Il progetto pilota in corso sta dando i primi risultati”, ha assicurato Warglien. “Inoltre la piattaforma Web ha già attirato un numero superiore al previsto di persone che vorrebbero venire a Venezia a lavorare. Una popolazione fatta al 60% da persone con meno 45 anni, molte delle quali donne, e provenienti dall’ambito IT ma anche da finanza, marketing e settori creativi. Contiamo anche di continuare a collaborare con aziende come Cisco, per avere non solo le persone ma anche risorse e progetti di innovazione”.


Se Venezia è una città unica nel mondo, il modello di Venywhere potrà essere riproposto altrove. La partecipazione di Cisco non è casuale, perché l’azienda anche in Italia ha imboccato la strada del lavoro flessibile consentendo ai propri dipendenti di scegliere tra dodici “luoghi dell’innovazione”, sparsi tra Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Parma, Pordenone, Treviso e la stessa Venezia. Pensiamo che il lavoro possa e debba essere sempre più inclusivo”, ha dichiarato Gianmatteo Manghi, amministratore delegato di Cisco Italia, in un incontro con la stampa dalla sede di Human Safety Net (fondazione di Gruppo Generali) inaugurata all’interno delle Procuratie Vecchie. “Ma come fare in modo che ciascuno si senta coinvolto e abbia l’opportunità di esprimere le proprie idee e valori? È un fatto di organizzazione, di processi, e anche di tecnologie”.
 

Gianmatteo Manghi, amministratore delegato di Cisco Italia

 

Manghi ha sottolineato l’importanza, per Cisco, del valore dell’inclusione, che “significa anche fare qualcosa che abbia un impatto positivo nella comunità in cui operiamo”, e ha ricordato l’impegno dell’azienda a raggiungere le emissioni net zero già entro il 2025. “In Italia consumiamo solo energie rinnovabili, raccogliamo gratuitamente i prodotti alla fine del ciclo di vita e riusciamo a riciclarli per il 98%”, ha proseguito l’amministratore delegato. “Ma c' è anche un altro tipo di sostenibilità, che riguarda il fatto di rendere possibile un’armonia tra le esigenze personali e familiari e quelle lavorative. Questo tipo di armonia è molto positiva per il business, in termini di produttività ed efficacia, oltre che per la felicità delle persone. Comporta il superamento di alcuni rigidi schemi del modello d'impresa del passato, e siamo fortemente impegnati a superarli sempre di più”.

 

La visione di Check Robbins sul lavoro del futuro
L’ospite d’onore all’evento di presentazione di Venywhere è stato niente meno che Chuck Robbins, amministratore delegato di Cisco, che non ha perso occasione per tessere le lodi della propria azienda ma anche per riconoscere i meriti della filiale tricolore: “Il team italiano continua a portare avanti progetti che sono esempi e che cerchiamo poi di replicare nel mondo”, ha detto Robbins. “Per sette anni consecutivi siamo stati il miglior posto in cui lavorare in Italia”.


 

 

Check Robbins, chief executive officer di Cisco 

 

Sul modello “ibrido”, ormai entrato nel lessico comune, il Ceo ha fatto allusione al ruolo di Cisco Webex, sottolineando che la tecnologia deve garantire sicurezza e di accesso equo alle videoconferenze e alle riunioni online. “Dobbiamo continuare a investire per assicurarci che il futuro del lavoro sia inclusivo, connesso e sicuro”, ha proseguito Robbins. “I nostri dipendenti sono incredibilmente efficaci in ciò che fanno, non importa se sono in ufficio o altrove. Non importa quante ore lavorano. Se assicurano risultati e sono efficaci, questo è tutto ciò che conta per l’azienda”.