Il retail utilizza già a piene mani molte tecnologie che hanno trasformato questo settore dell’economia, specie per quanto riguarda l’e-commerce ma anche nel commercio tradizionale. Le etichette Rfid e gli scanner di codici a barre o QR code hanno dato il via all’automazione della logistica (o meglio di tutta la supply chain), seguite da tecnologie ancora in via di affermazione nel retail, come i tablet in dotazione agli addetti, la realtà aumentata e la robotica. C’è ancora parecchia strada da fare, soprattutto in Italia: secondo i dati dell'Osservatorio eCommerce B2C-Consorzio Netcomm/Scuola di Management del Politecnico di Milano, quest’anno lo shopping online ha rappresentato nel nostro Paese solo il 7% del giro d’affari del commercio al dettaglio, una percentuale inferiore a quelle a doppia cifra registrate in Francia, Germania e Regno Unito.

Attualmente solo il 44% degli italiani acquista online, un dato che potrebbe sembrare elevato ma che si rapporta al 68% della media europea. Soltanto il 10% delle aziende online vende online, le altre (escludendo quelle che rifuggono l’e-commerce per scelta o per incompatibilità del prodotto venduto) scontano una scarsa capacità di sfruttare le tecnologie disponibili.

Voglia di cambiamento nell’intralogistica
Nei magazzini, un anello spesso sottovalutato nella catena della supply chain, i margini di potenziale miglioramento sono ancora ampi. Uno studio sponsorizzato da Zebra Technologies svela che in Australia, Cina e India sei aziende su dieci (considerando realtà da almeno 15 milioni di dollari di fatturato, operanti nei settori retail, logistica, manifattura, trasporto e commercio all’ingrosso) considerano l’efficienza del lavoro e la produttività sono due tra le principali sfide da affrontare nei prossimi anni.  

Dalle risposte degli intervistati (responsabili dell’IT e delle operations, in numero imprecisato) emerge una certa fiducia nel fatto che l’automazione, la robotica, i sensori, la realtà aumentata e altre tecnologie possano consentire di velocizzare le operazioni di magazzino, gestire meglio l’inventario, tracciare le spedizioni, monitorare i livelli di stoccaggio e le vendite nei negozi fisici, eseguire analytics con maggiore dettaglio e profondità, e altro ancora. 

 

(Fonte: "Warehouse Survery 2020", Zebra Technologies; base: aziende indiane, australiane e cinesi)

 

L’automazione completa è ancora lontana
Tra i fattori che spingono all’adozione delle tecnologie sono stati citati la riduzione dei costi e dei tempi di trasporto (50% e 41%, rispettivamente), la diversa collocazione geografica di fornitori e partner (38%), cambiamenti nelle politiche di inventario (33%), la carenza di competenze/talenti in azienda (28%) e le pressioni esercitate dalla logica dell’omnicanalità (21%). In ogni caso, soltanto il 24% dei responsabili di magazzino prevede di raggiungere un livello di “automazione completa” entro il 2024. 

Zebra ha una chiara visione di che cosa possa significare l’automazione completa nel retail. “I flussi di lavoro attualmente eseguiti dai lavoratori si sposteranno verso un'esecuzione eseguita tramite un sistema di automazione intelligente”, spiega Ugo Mastracchio, sales engineer dell’azienda. “Le attività che richiedono di camminare passeranno alle soluzioni di robotica sia in magazzino sia in negozio. Compiti come impiegare un operatore nell'ispezione visiva di un prodotto prima di una decisione verranno presi in carico da soluzioni di visione artificiale e tecnologie, tramite sensori come l'identificazione a radiofrequenza Rfid”.