Risolvere la complessità delle infrastrutture di storage è la nuova missione dichiarata di DataCore. Una missione, in realtà, non diversa da quella portata avanti finora, ma che adesso inizia a concretizzarsi in una precisa strategia di rivisitazione dell’offerta. Le tecnologie per l’archiviazione software-defined, di cui l’azienda statunitense è specialista, verranno integrate all’interno di un’unica piattaforma chiamata DataCore One e per i clienti sarà molto più semplice spostarsi da un’azione all’altra e avere l’intero quadro sotto controllo. L’annuncio è arrivato in Italia per bocca del Ceo in persona: Dave Zabrovsky, in visita nel nostro Paese, ha spiegato che questa nuova strategia potrà risolvere due problemi ben noti alle aziende, cioè le famigerate “isole di dati” e l’aumento massiccio dei dati non strutturati, più difficili da interpretare e gestire.

“Vogliamo ridurre le separazioni e creare una soluzione unica”, ha dichiarato Zabrovsky. “SanSymphony, software per l’archiviazione a blocchi, è il prodotto per cui DataCore è stata tradizionalmente conosciuta ma oggi abbiamo una visione più ampia, che include anche lo storage a file, a oggetti, lo storage di macchine virtuali, bare metal e container, il tutto unificato in una sola console”. L’archiviazione a oggetti, ideale per i dati non strutturati (come le immagini e i video) è la specialità di DataCore Swarm, mentre per i lo storage dei container dall’anno scorso è stata avviata una partnership con MayData, il cui software MayaStore è la versione commerciale della tecnologia open-source OpenEbs. “Questa soluzione”, ha spiegato Zabrovsky, “dà completa portabilità tra i cloud e negli ambienti ibridi e permette di ottenere availability, sicurezza e scalabilità”. Il Ceo ha anche sottolineato che le soluzioni per i container saranno sempre più necessarie a tendere, considerata l’attesa espansione dell’uso di questa tecnologia nei prossimi anni. 

 

Daveo Zabrowsky, Ceo (a sinistra), e Abhijit Dey, chief product officer di DataCore 

 

“L’idea di DataCore è quella di rimuovere la complessità dall’infrastruttura e renderla semplice”, ha rimarcato il chief product officer, Abhijit Dey, citando quali sfide critiche le necessità di compliance ai regolamenti (come il Gdpr) e l’ascesa delle minacce informatiche, a partire dai ransomware, e poi ancora l’utilizzo di molteplici cloud, la proliferazione dei dati non strutturati e le esigenze di modernizzazione applicativa e di centralizzazione delle infrastrutture. “Oggi non vogliamo più ragionare sui singoli prodotti, bensì sulle soluzioni che risolvono un problema per i clienti”, ha proseguito Dey. “Il punto per noi è creare un’intera piattaforma software-defined”. 

In questo percorso DataCore è solo all’inizio, ma ha già compiuto qualche passo. Al momento è stata presentata in anteprima all’interno di DataCore Central una nuova interfaccia contenente dashboard che mostrano non i singoli software ma le azioni che il cliente può compiere. Il lancio commerciale dell’interfaccia è atteso a breve. In futuro, poi, DataCore One abbraccerà lo storage primario (database, applicazioni ad alte prestazioni, file sharing) e secondario (backup, snapshot, archiviazione di dati “freddi”) garantendo automazione, protezione dei dati e recovery, funzioni di analytics predittivi.

 

Le opportunità per i partner di canale

Il nuovo approccio, ha spiegato il chief product officer, permette anche ai partner di canale di di crearsi ulteriori opportunità di vendita, sfruttando un programma incentrato sul modello d’offerta “as-a-service” e su logiche “pay-as-you-go”. I partner beneficiano di termini di licenza flessibili, di una struttura di sconti definita da DataCore come “profittevole”, di un modelli di pricing semplici e competitivi, e in generale il programma è strutturato in modo da garantire flussi di ricavi costanti.

“Il mercato dei service provider italiano è quello che è cresciuto più rapidamente nell’ultimo anno, a un tasso quasi doppio rispetto a quelli di Paesi esteri”, ha spiegato Rémy Bargoing, country manager per l’Italia. ”Quel che conta, secondo noi, non è tanto creare dei programmi bensì affrontare la trasformazione dei system integrator in service provider. In Italia questa trasformazione ha riguardato oltre il 70% dei system integrator”.