Sempre più trasversale e multidisciplinare, il concetto di sostenibilità ambientale viene abbracciato anche dalle realtà che operano con l’alta tecnologia. Non solo per offrire il proprio contributo diretto alla riduzione del carbon footprint collegato alla filiera produttiva del comparto, ma anche per comprendere come far sì che le competenze digitali diventino uno strumento per facilitare la transizione ecologica e l’economia circolare.

Cisco ha approfittato dell’evento di premiazione del contest “Green&Blue Smart Marathon”, che ha organizzato in collaborazione con Officine Italia e Codemotion, per riflettere sui percorsi di incrocio fra tecnologia e sostenibilità ambientale, in un’ottica futura che sarà guidata da giovani come quelli che hanno partecipato all’hackathon e che, secondo l’amministratore delegato di Cisco Italia Gianmatteo Manghistanno esprimendo talento, sensibilità, creatività e voglia di fare. Noi vogliamo dar loro la possibilità contribuire alla rinascita del nostro Paese, costruendo un futuro più sostenibile e inclusivo”.

Nell’attuale transizione globale, lo sfruttamento del pianeta non può più seguire il tragitto degli ultimi due secoli. I cambiamenti climatici e la crescente invivibilità di molte realtà urbane stanno indirizzando una nuova consapevolezza verso la salvaguardia dell’ambiente, che Stefano Epifani, docente di Internet Studies alla Sapienza di Roma e presidente del Digital Transformation Institute, ha inquadrato nell’obiettivo più generale della ”soddisfazione dei bisogni della generazione presente senza compromettere quella delle generazioni future”.

La tecnologia dovrebbe supportare i piani di transizione ecologica e di inclusione essendone una componente fondante. È quello che sta accadendo, per esempio, in Ferrovie dello Stato: “Nel presente, abbiamo lavorato sulla costruzione di un viaggio più digitale possibile”, ha raccontato il Cio Franco Stivali, “ma in prospettiva dobbiamo incidere sul consumo, oggi ancora elevato, generato dalla presenza sul territorio di 17mila chilometri di binari e 30mila di strade. Tutto il sistema va visto come un unico reticolo interconnesso e, quindi, sarà l’aerospazio ad aiutarci dall’alto a controllare meglio ciò che avviene in basso”.

Un momento della tevola rotonda di contorno alla premiazione della Green&Blue SMart Marathon

L’interdisciplinarità della tematica si è riflessa nei progetti premiati nell’ambito della Green&Blue Smart Marathon. Ha vinto quello denominato Imomushi Probe (la parola giapponese vuol dire bruco), che vuole intervenire sullo spreco idrico, con una sonda dotata di tecnologia Lidar, Upgs di precisione e Ai, che individua e previene punti di rottura o falle nelle tubature. Alle sue spalle, Ride&Reload, un hub-charger per ristoranti e bar, grazie al quale l’utente può ricaricare il monopattino mentre consuma, e Green Ocean, progetto focalizzato sul miglioramento della qualità dell’aria, sulla semplificazione della vita lavorativa e su un sistema digitale di incentivazione green.

Una menzione speciale è andata a Harte, un’idea che punta sensibilizzazione dei cittadini verso atteggiamenti più attenti all’ambiente fornisce ai cittadini, autenticati mediante Spid, punti e badge in base alle loro attitudini green. Proprio sull’aspetto culturale del tema hanno insistito anche i contributi portati da altre realtà invitate da Cisco, come A2A: “Per le nuove generazioni, il cambiamento climatico è una priorità più importante del lavoro e della salute”, ha commentato la chief communications, sustainability and regional affairs officer Carlotta Ventura. “Occorre indirizzare questo tema sfruttando un livello di interconnessione dieci anni fa impensabile”.

La sostenibilità ambientale tocca numerosi aspetti, tutti in qualche modo collegati, dall’urbanistica occupata a ripensare la strutturazione delle città all’inclusione delle fasce deboli della popolazione (utile, in questo senso, la testimonianza di Maria Cristina Ferradini, direttore generale della Fondazione Amplifon, che ha descritto un progetto realizzato proprio con Cisco per creare maggior connessione fra gli anziani ospitati nelle Rsa e le loro famiglie). Fino ad arrivare alla salvaguardia delle api, dalle quali dipende il 90% delle colture esistenti sulla Terra e il 75% di ciò che arriva nei nostri piatti. Tra diversi interventi perlomeno possibilisti sugli effetti positivi del Pnrr, Giuseppe Manno, fondatore di Apiculturaurbana.it, è stato l’unico a mostrare una certa delusione: “Solo lo 0,8% del budget stanziato nella direzione della preservazione degli ambienti. La biodiversità avrebbe dovuto avere più spazio”.