Tra smart working e contesti di lavoro di ibrido, associati al fenomeno del great resign, il mondo delle risorse umane ha dovuto gestire molti cambiamenti negli ultimi due anni. E le tecnologie di HR tech, cioè le soluzioni digitali per il recruiting, la gestione dei talenti e il change management, sono state e saranno preziose. Secondo le stime della società di consulenza finanziaria Growth Capital, a livello mondiale il mercato delle HR tech valeva 53,1 miliardi di dollari nel 2021 e crescerà a un tasso annuale Cagr dell’11,6% da qui al 2025, fino a raggiungere un valore di 90 miliardi di dollari a metà del decennio.

Le previsioni sono state tracciate da Growth Capital in collaborazione con Cosmico, startup italiana che ha lanciato nel 2020 l’omonima piattaforma per il recruiting. Simile è l’andamento previsto per l’Europa: dai 7 miliardi di dollari generati nel 2021 si salirà con un Cagr del 10,7% previsto nell’arco dei quattro anni successivi. Per l’Italia si prevedono incrementi maggiori della media, ovvero un Cagr del 13,8% nell’arco dei quattro anni considerati.

 

Numeri a parte, queste tecnologie saranno centrali per la crescita e la ristrutturazione del mercato del lavoro di oggi e di domani. La trasformazione digitale e la competizione per l’acquisizione dei talenti, che specie in ambito informatico non sempre abbondano, oggi rappresentano per le aziende di ogni settore una sfida e allo stesso tempo un’opportunità. 

 

“La necessità dopo il periodo covid-19 è organizzarsi, trovare un nuovo modo di lavorare insieme”, ha commentato Francesco Marino, Ceo di Cosmico. “Elemento fondamentale di questa riorganizzazione sarà la riformulazione del ruolo dell’HR, da gestori di risorse umane intese come commodity, a quelli che mi piace chiamare imprenditori del talento: intendere cioè ogni professionista come un investimento selezionato con cura, abilitando, con i nuovi strumenti tecnologici a disposizione, la crescita di tale investimento”.

 

Di quali tecnologie si tratta, esattamente? Nel 2021 il 57,1% del valore totale del settore è stato generato dalle soluzioni di gestione ordinaria del personale e delle paghe (personnel management and payroll). La componente a maggior crescita percentuale attesa è quella delle tecnologie di engagement and connectivity, cioè che veicolano attività di motivazione e coinvolgimento del personale rispetto ai valori aziendali: rappresenteranno il 24,8% del giro d’affari del 2025. Importanti sono anche le soluzioni di Talent Acquisition, per la ricerca, la selezione e l’assunzione di personale: oggi sono il 26,4% del giro d’affari, ma il loro peso percentuale scenderà al 15,7% per effetto di un rallentamento di questo segmento e, di contro, della crescita di altri. 

 

Più piccolo è il giro d’affari del segmento Learning and Development (formazione del personale, attività di career development e coaching), che nel 2025 avrà soltanto un peso del 2,6% sul totale del mercato, pur crescendo a un tasso Cagr superiore all’8%. Per le soluzioni di Recognizing and Rewarding (definizione, misurazione e valutazione della performance delle risorse umane e relativi piani di incentivazione e premi) ci si aspetta una crescita moderata, del 2,1% annuo tra il 2021 e il 2025.

 

 


 

L’avanzata delle startup HR Tech

All’interno del panorama dell’HR Tech, l’analisi di Growth Capital individua inoltre alcune tendenze di spicco, come il rafforzamento delle attività di Engagement & Connectivity nelle grandi imprese e come la crescita numerica dei professionisti freelance. Sul fronte dell’offerta, invece, aumenterà la presenza di startup che propongono soluzioni tecnologiche nel campo delle risorse umane: passeranno dall’essere il 4% del totale dei fornitori di HR tech (dato del 2019) a una quota dell’8,2% nel 2025. 

 

Quattro le sottocategorie individuate da  Growth Capital. La prima sono le startup focalizzate sulle soluzioni per il recruiting: operano con modello puro SaaS (Software-as-a-Service) che offrono alle corporate soluzioni per facilitare la selezione di nuovo personale: esempi sono Eightfold.ai, Personio, Beamery, SilkRoad Technology, Glickon. Ci sono poi le startup di software non-recruiting, anch’esse basate su modelli SaaS: realtà come Neobrain e Beaconforce, che offrono soluzioni per ottimizzare la gestione e il coinvolgimento del personale delle corporate. La terza categoria è quella delle startup “pure marketplace”, che propongono piattaforme online per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro: esempi sono Upwork, Fiverr, Graphite, JobTech. Infine, le startup che propongono piattaforme di recruitment & learning (veicolo di eventi, corsi di formazione e attività di engagement) come Malt, Comet, Cosmico, Nova Talent, Aulab, Code First Girls, Digitazon.

“Il cambiamento che ha investito il settore del lavoro e delle operazioni HR a partire dalla pandemia da coronavirus è di portata enorme”, ha dichiarato Lorenzo Triboli, vicepresidente e direttore finanziario di Growth Capital. “Non si parla solo di una riorganizzazione di forze, ma di un cambiamento di paradigma irreversibile, che ci fornisce l’opportunità di ripensare l’idea stessa di lavoro, formulandone una definizione maggiormente in linea con le nuove generazioni. La conseguenza è che a fianco di segmenti consolidati dell'HR Tech, come quelli dei software al servizio delle divisioni HR delle grandi aziende, sempre più startup offrono soluzioni innovative per consentire alle nuove generazioni di abbracciare un nuovo modo di vivere il mercato del lavoro”.