La tecnologia può essere amica della pubblica sicurezza, anzi deve: è questo che desidera il 93% degli italiani. Così risulta dallo studio “Consensus for Change”, sponsorizzato da Motorola Solutions e realizzato insieme all’Institute of Management Studies di Goldsmiths, University of London. Dalle interviste condotte su 12mila cittadini di dieci Paesi e sui rappresentanti di una cinquantina di grandi aziende e istituzioni di pubblica sicurezza è emerso che in seguito alla pandemia siamo più consapevoli di quanto la tecnologia possa aiutare anche nella difesa del territorio e dei cittadini, così come nei servizi di emergenza. 

D'altra parte non è un mistero che sistemi di videosorveglianza, terminali per le comunicazioni di emergenza, biometria, intelligenza artificiale possono essere un valido alleato per le forze dell’ordine o in contesti potenzialmente critici, come aeroporti e stazioni oppure eventi di massa. Sappiamo però bene anche che il loro uso dev’essere regolamentato da policy e contenuto entro certi limiti, come d’altra parte avviene nel contesto europeo. E questa utilità viene apprezzata e riconosciuta. 

La percentuale di italiani favorevoli all’uso della tecnologia per potenziare la sicurezza pubblica, il 93% appunto, supera la già elevata media dell’88% emersa dal sondaggio per i dieci Paesi (oltre all’Italia, Australia, Germania, Malesia, Scandinavia, Singapore, Spagna, Taiwan, Regno Unito e Stati Uniti). E siamo sopra la media anche in altre questioni più specifiche, indagate della ricerca. Il 74% degli italiani intervistati (contro il 71% di media dei dieci Paesi) afferma che sono necessarie tecnologie avanzate come videocamere, analisi dei dati, cybersecurity e cloud per affrontare le sfide del mondo moderno. Il 78% (versus 70% nel mondo) pensa che i servizi di emergenza dovrebbero essere in grado di prevedere i rischi, attività che può essere supportata da tecnologie come gli analytics predittivi. Il 76% (versus 75% nel mondo) si dice disposto a fidarsi delle organizzazioni che detengono le loro informazioni, a condizione che le usino in modo appropriato.

"La pandemia ha reso urgente la necessità di utilizzare le tecnologie in modi diversi per affrontare nuove sfide in un ambiente in rapida evoluzione", ha affermato Mahesh Saptharishi, senior vice president e chief technology officer di Motorola Solutions. "Abbiamo anche assistito a un'accelerazione nell'adozione e nella modernizzazione delle tecnologie con tempi di implementazione notevolmente compressi. Questa ricerca mette in evidenza i metodi straordinari con cui la sicurezza pubblica e le organizzazioni aziendali continuano ad adattarsi all'evoluzione delle politiche e delle esigenze".

"In tutto il mondo i cittadini si stanno rendendo conto di cosa significhi convivere con il Covid-19 e come ciò influisca sulla loro sicurezza”, ha commentato Chris Brauer, direttore dell’innovazione per ’Institute of Management Studies di Goldsmiths, a capo del team che ha realizzato la ricerca. "L’esperienza condivisa della pandemia ci ha fatto capire che la tecnologia può svolgere un ruolo davvero molto importante nel tenerci al sicuro e ha aumentato la nostra comprensione del perché la sicurezza pubblica e le organizzazioni aziendali ne hanno bisogno per rispondere a nuove minacce".

Il rapporto “Consensus for Change” evidenzia, dunque, il ruolo trasformativo della pandemia anche su questo aspetto delle nostre vite e della nostra cultura del vivere sociale. Ma non solo: ribadisce anche la necessità di trasparenza e fiducia per aumentare il sostegno pubblico alle implementazioni tecnologiche. I cittadini vogliono che la tecnologia sia utilizzata in modo equo, trasparente e inclusivo e che i suoi vantaggi siano facilmente comprensibili. 

"Poiché la tecnologia continua a evolversi rapidamente, è fondamentale per le agenzie di pubblica sicurezza e per le aziende garantire che i loro progressi siano costruiti nell'ottica di avere al centro e di beneficiare la persona umana, e che come tali vengano compresi", ha sottolineato Saptharishi. “Ad esempio, l'intelligenza artificiale dovrebbe essere progettata in modo da rispettare il processo decisionale umano e considerare l'input e le esigenze dei cittadini, consentendo al contempo agli utenti di prendere decisioni più informate e rispondere a minacce complesse. Progettando tecnologie avanzate capaci di garantire tutto questo, ci assicuriamo che il processo decisionale rimanga responsabilità esclusiva degli esseri umani".