Presto i tassisti non potranno più sentirsi defraudati dai conducenti prestati a Uber, ma dovranno semmai prendersela con le automobili stesse: quelle driverless, o self-driving, che da tempo sono nei sogni della ex startup di San Francisco, ma anche in quelli di Google, Apple, Tesla e tantissimi altri produttori del settore. Sogni la cui realizzazione però, nel caso di Uber, appare sempre più vicina nel tempo: un anno e mezzo, secondo quanto dichiarato ieri durante il World Economic Forum di Davos dall'amministratore delegato, Dara Khosrowshahi.

In carica dallo scorso agosto, il successore di Travis Kalanick durante l'intervista concessa a Bloomberg ha dapprima messo le mani avanti, dicendo che servirà un po' di tempo prima di osservare una diffusione di massa delle vetture driverless, ma ha poi aggiunto che per quanto riguarda Uber “avremo automobili autonome in circolazione, credo, entro i prossimi diciotto mesi”. E non si tratterà di test, ma di un vero e proprio debutto di questa nuova tecnologia nel servizio di ride hailing.

Si procederà per gradi, in ogni caso, introducendo esemplari di veicoli a guida autonoma all'interno della flotta in diverse città (Phoenix, in Arizona, sarà una delle prime) e riservandoli ad alcuni tragitti, per poi aumentarne man mano l'impiego. L'utente potrà scegliere se far arrivare una macchina con regolare autista al volante oppure fidarsi dell'opzione driverless, mentre Uber potrà sermpre riservarsi la decisione di non inviare le vetture futuristiche ma quelle tradizionali.

Per esempio, in caso di percorsi su mappe non perfette, di condizioni meteo critiche o di altri potenziali fattori di disturbo, potrà essere preferibile affidarsi ancora a un conducente in carne e ossa. Ma con il tempo, con nuovi flussi di dati e con la continua opera di apprendimento del machine learning le vetture driverless si perfezioneranno, diventando sempre più affidabili.