Dalle scie chimiche al mito secondo cui l'uomo non sarebbe mai sbarcato sulla Luna, dalle bufale a scopo di disinformazione alle semplici burle. YouTube intende combattere questi fenomeni con una semplice arma: l'informazione basata sui fatti, oggettiva, verificata. Quella di Wikipedia, per esempio. Google attingerà a contenuti dell'enciclopedia online, frutto del lavoro collettivo di contributori e revisori, e ad altre fonti per fornire versioni dei fatti alternative e attendibili, smascherando i video che invece diffondono falsità. Lo ha annunciato il chief executive officer di YouTube, Susan Wojcicki, durante una conferenza tenutasi a Austin, in Texas.

 

Nel corso dei prossimi mesi su YouTube compariranno dei video dedicati a questi tempi, in cui si cercherà di ristabilire le verità oggettive anche grazie a link diretti verso fonti varie, fra cui pagine di Wikipedia. Come spiegato da Wojcicki, ci si concentrerà inizialmente su una lista di teorie complottiste particolarmente popolari e discusse sul Web e sulla piattaforma di pubblicazione video, per esempio teorie che mettono in discussione verità scientifiche e storiche. I filmati complottisti potranno ancora essere visualizzati, ma a beneficio dell'utente compariranno rimandi ad altri contenuti e pagine Web di approfondimento sul tema (su Wikipedia, per esempio).

 

L'iniziativa di Google si inserisce in un'epoca particolarmente segnata dal dibattito sulle fake news, un fenomeno che piattaforme come Facebook e Twitter si stanno impegnando a contrastare dopo esserne diventate involontario veicolo e amplificatore. A mo' di esempio basti citare il caso del Russiagate, che oltre ad hackeraggi e furto di dati ha significato manipolazione dell'opinione pubblica attraverso Internet e in particolare i social media. Al problema si ora è interessata anche la Commissione Europea, chiedendo a editori e piattaforme Web maggiore trasparenza nell'informazione online, maggior impegno nella lotta all bufale e l'adesione a un condice ontologico.

 

 

 

 

Un impegno diretto di YouTube è quasi d'obbligo, considerando i meccanismi di viralità che caratterizzano il suo funzionamento e dunque la facilità con cui le bufale possono prendere fuoco e diffondersi. Ne è evidenza il boom di visualizzazioni per un filmato in cui, all'indomani della sparatoria nella scuola di Parkland, in Florida, si propagandava l'idea che l'autore della strage, David Hogg, fosse in realtà un attore prezzolato. Ad amplificare il meccanismo della disinformazione, il fatto che l'algoritmo di YouTube suggerisse agli utenti la visione di filmati simili per contenuto e tenore. La popolarità dei video-bufala è particolarmente preoccupante in India, Paese a cui il servizio di Google rappresenta la primaria fonte di informazione per un gran numero di utenti (quelli attivi su base mensile sono 172 milioni, a detta di eMarketer).