Digitalizzazione fiscale: a che punto siamo? Siamo in una fase in transizione, tra innovazioni tecnologiche e, soprattutto, nuove regole come quelle della direttiva ViDA (VAT in the Digital Age), che imporrà in Unione Europea la fatturazione elettronica B2B transfrontaliera dal 2030. Ne abbiamo parlato con Antonino Caccamo, cofondatore e chief technology officer di A-Cube, società nata a Milano nel 2018 e che gestisce dai due ai tre milioni di documenti al mese. Oggi è proiettata all’internazionalizzazione, anche grazie a un round di finanziamento a cui hanno partecipato P101 e Sella.
Come si posiziona l’Italia nella digitalizzazione fiscale, rispetto ad altri Paesi europei?
L’Italia è stata tra i principali apripista della digitalizzazione fiscale in Europa. L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica B2B nel 2019 ha anticipato una trasformazione che oggi sta interessando un numero crescente di Paesi. Quello che inizialmente era percepito come un adempimento normativo si è rivelato un acceleratore della digitalizzazione dei processi amministrativi, contribuendo alla creazione di competenze, infrastrutture e modelli operativi oggi particolarmente maturi.
Stiamo assistendo a una progressiva convergenza internazionale: Paesi UE come la Francia stanno introducendo nuovi obblighi di fatturazione elettronica ed e-reporting, mentre mercati extraeuropei come gli Emirati Arabi Uniti stanno sviluppando sistemi con logiche simili a quelle già adottate in Italia. La direzione è comune, ma ogni Paese mantiene peculiarità normative e tecnologiche proprie. Per questo l’esperienza maturata in Italia rappresenta oggi un importante punto di riferimento per affrontare la crescente complessità della compliance fiscale internazionale.
Quali settori e tipologie di azienda hanno meglio recepito questa trasformazione? Quali i processi più maturi?
La trasformazione è stata recepita più rapidamente dalle aziende strutturate, dalle realtà che gestiscono elevati volumi documentali e dalle software house che hanno dovuto integrare i nuovi requisiti normativi nei propri sistemi. Anche i settori finanziari e fintech hanno mostrato una forte capacità di adattamento grazie alla crescente integrazione tra processi amministrativi e servizi digitali.
I processi più maturi sono quelli legati alla fatturazione elettronica, ormai consolidati dopo diversi anni di applicazione. Più articolato è invece il percorso verso una gestione realmente integrata della compliance fiscale internazionale. Molte organizzazioni operano ancora con sistemi e procedure differenti da Paese a Paese, mentre il mercato richiede sempre più una gestione centralizzata, automatizzata e interoperabile degli adempimenti fiscali.
Che ricadute ha questo tema sulle aziende, in termini di adeguamento dei processi, sfide e opportunità da cogliere?
La digitalizzazione fiscale richiede un ripensamento dei processi amministrativi e una maggiore integrazione tra sistemi gestionali, documentali e finanziari. Le aziende devono adeguarsi a normative in continua evoluzione e garantire una gestione coerente dei dati lungo l’intero ciclo documentale.
Allo stesso tempo, però, questa trasformazione rappresenta un’importante opportunità. L’automazione consente di ridurre attività manuali e ripetitive, migliorare la qualità e la tracciabilità delle informazioni, limitare gli errori e aumentare l’efficienza operativa. La compliance fiscale diventa così non solo un obbligo normativo, ma anche un’occasione per modernizzare processi e infrastrutture digitali.
Antonino Caccamo, cofondatore e chief technology officer di A-Cube
Ci sono aspetti particolarmente problematici o delicati da affrontare?
L’aspetto più delicato è la frammentazione normativa. Sebbene molti Paesi stiano adottando modelli di digitalizzazione fiscale, ciascun mercato presenta regole, infrastrutture tecnologiche e modalità di interazione con le amministrazioni finanziarie differenti.
Per le aziende che operano a livello internazionale questo significa gestire contemporaneamente standard diversi, aggiornamenti normativi continui e requisiti di conformità sempre più stringenti. Diventano quindi fondamentali la qualità dei dati, la sicurezza delle informazioni, la continuità operativa e la capacità di integrare rapidamente le evoluzioni normative senza impatti sui processi aziendali. Accanto alla tecnologia, servono inoltre competenze specialistiche in grado di coniugare conoscenza normativa e capacità di implementazione tecnica.
Quali sono le principali tecnologie informatiche coinvolte e quali proponete voi di A-Cube?
Le tecnologie chiave sono le API, l’automazione dei processi, le piattaforme interoperabili per lo scambio documentale, l’intelligenza artificiale e le soluzioni di digital tax reporting in tempo reale. L’approccio di A-Cube è API-first: abbiamo sviluppato una piattaforma che abilita la gestione end-to-end dei flussi fiscali e documentali, connettendo sistemi aziendali, istituzioni finanziarie e pubbliche amministrazioni in un’unica architettura interoperabile. Questo consente a software house, Erp, operatori fintech e grandi aziende di integrare rapidamente funzionalità di compliance fiscale senza dover gestire direttamente la complessità normativa e tecnologica dei singoli Paesi.
L’offerta copre l’intero ciclo della fiscalità digitale: fatturazione elettronica globale, accesso alla rete Peppol, conservazione a norma, e-reporting, gestione dei corrispettivi elettronici e integrazione con servizi di Open Banking. A queste soluzioni si affiancano strumenti basati sull’intelligenza artificiale che consentono di estrarre e strutturare dati da documenti non standardizzati, migliorando automazione e qualità del dato.
Più che singoli prodotti, proponiamo una vera e propria infrastruttura che semplifica il dialogo tra imprese e amministrazioni fiscali e che permette di gestire la compliance in modo centralizzato anche in contesti multi-country complessi.
Quale strategia perseguirete nei prossimi anni sul mercato italiano?
La chiusura del round da 4 milioni di euro guidato da P101, con la partecipazione di Sella Direct Ventures, rappresenta un passaggio strategico per sostenere il percorso di crescita e internazionalizzazione di A-Cube. Le nuove risorse saranno destinate ad accelerare l’espansione europea dell’azienda, rafforzare lo sviluppo tecnologico della piattaforma, anche attraverso l’integrazione di modelli di intelligenza artificiale, e ampliare l’offerta verso ambiti complementari al digital tax reporting.
La nostra strategia è consolidare il ruolo di A-Cube come partner tecnologico di riferimento per la compliance fiscale digitale in contesti internazionali sempre più complessi. L’introduzione della direttiva europea Vida e la progressiva diffusione dei modelli di continuous transaction control stanno accelerando la digitalizzazione dei processi fiscali e rendendo sempre più centrale la capacità di gestire in modo uniforme adempimenti e flussi documentali in mercati diversi. In questo scenario vogliamo far evolvere ulteriormente il nostro ruolo: da piattaforma per la compliance fiscale a infrastruttura tecnologica in grado di integrare dati fiscali, finanziari e operativi, aiutando imprese e software provider a trasformare la complessità normativa in processi digitali automatizzati, interoperabili e scalabili.