Si parla spesso di Europa come di una entità unica, ma la verità è che siamo lontani dal poterci considerare un ambiente che riesce a trarre vero vantaggio dalla collaborazione reciproca. Anzi, la situazione è così distante da quella ideale che la frammentazione delle telecomunicazioni europee, la disponibilità di capitali e le infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale sono stati al centro del Nokia Innovation Day 2026, un evento di respiro internazionale ospitato nella sede di Vimercate dell’azienda finlandese. Ad aprire la giornata è stato Stefano Grieco, CEO di Nokia Italy e VP, che ha indicato nel confronto sulle decisioni da prendere il principale obiettivo dell’appuntamento. Alle sessioni plenarie è seguita una visita ai laboratori di ricerca e sviluppo che giocano un ruolo importante per l’azienda finlandese nel mantenere la leadership sui prodotti di networking.
Il mercato unico è l’unica speranza dell’Europa
Intervenuto da remoto, Enrico Letta, presidente dell’Istituto Jacques Delors e di AREL-Single Market Lab, ha collegato la sicurezza e le speranze europee di mantenere una rilevanza mondiale alla necessità di superare la divisione dei 27 mercati nazionali per formarne uno che sia davvero accessibile a tutte le aziende dell’Unione ovunque si trovino. Il tema è particolarmente sensibile nel campo delle telecomunicazioni dal momento che tenere separate le infrastrutture e i mercati è stata una scelta sostenuta in passato anche per mantenere il controllo delle reti nei singoli Stati. Secondo Letta, però, oggi questa situazione limita la possibilità di raggiungere un’effettiva autonomia tecnologica e rappresenta una delle maggiori minacce sia alla sicurezza sia allo sviluppo tecnologico europeo. Su questo tema, l’Europa sta cercando una accelerazione importante di cui la roadmap “One Europe, One Market” firmata il 24 aprile da Parlamento, Consiglio e Commissione, impone tempistiche serrate: 42 misure da completare entro la fine del 2027, con scadenze politiche definite. Energia, connettività e mercati finanziari restano i settori nei quali l’integrazione deve avanzare maggiormente e fra gli strumenti previsti figura EU Inc, il regime societario europeo facoltativo pensato per facilitare l’attività delle imprese nell’Unione. Ovviamente, Letta ha indicato Nokia come un esempio dei campioni industriali di cui l’Europa ha bisogno, sottolineando il contributo che possono offrire Finlandia e Italia.
AI, capitali e dati industriali
Nella tavola rotonda moderata da Antonio Capone del Politecnico di Milano, il confronto si è spostato sul valore delle infrastrutture. Capone ha osservato che la connettività, ormai percepita come una presenza scontata, rischia di ricevere meno attenzione economica dei servizi che la utilizzano. In Europa questo squilibrio si aggiunge alla frammentazione del mercato e alla dipendenza da fornitori esterni per molte applicazioni digitali. Raffaele Oriani, preside della LUISS Business School, ha evidenziato la difficoltà di convogliare il risparmio europeo verso il capitale di rischio. Pur non mancando le risorse teoriche, i risparmiatori e investitori del Continente puntano poco sul supporto alle imprese tecnologiche che cercano, così, finanziamenti all’estero, talvolta trasferendovi anche la sede. Questo fenomeno crea una emorragia di capacità che danneggia gravemente l’Unione sia oggi sia, soprattutto, in ottica futura quando la disponibilità di servizi AI sarà quasi esclusivamente in mano ad aziende estere che avranno facoltà di imporre prezzi più elevati che non in patria.
Per Stefano Venturi, consulente speciale di Assolombarda, le PMI si stanno infatti già concentrando sulle modalità concrete di adozione dell’AI. L’associazione ha avviato un progetto che punta ad aumentare del 10% la produttività del territorio, attraverso condivisione dei dati industriali, formazione, casi d’uso e affiancamento delle piccole imprese da parte delle maggiori. Un percorso che, in mancanza di campioni europei dell’IA, non può fare a meno che creare una base per le aziende estere. Sul versante delle forniture, Bernard Pailleux, COO della divisione Network Infrastructure di Nokia, ha richiamato la pressione esercitata dagli investimenti nell’AI sulla disponibilità dei componenti, a partire dalle memorie. La resilienza, ha spiegato, richiede preparazione e rapporti duraturi fra fornitori e clienti.
Le reti per l’AI e il percorso europeo
Thibaut Kleiner, direttore Future Networks di DG Connect, ha illustrato l’opportunità rappresentata dall’AI applicata a fabbriche e oggetti connessi. In questo ambito, rete, cloud ed edge formano un insieme strettamente integrato, nel quale possono acquistare valore i dati industriali prodotti dalle imprese europee.
Kleiner ha richiamato il pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato a giugno, comprendente il Cloud and AI Development Act e il Chips Act 2. La proposta sul cloud e sull’AI prevede quattro livelli di sovranità (“non autarchia”, ha precisato) fondati su criteri verificabili. Ha inoltre segnalato il ritardo nella diffusione delle reti private 5G rispetto alla sperimentazione avviata, soprattutto alla luce del fatto che la Commissione attende le prime applicazioni concrete del 6G già nel 2028, con un anno d’anticipo rispetto alla data prevista per la completa definizione dello standard.
A Vimercate la ricerca passa anche dai test
In Italia Nokia impiega circa 1.300 persone, oltre mille delle quali a Vimercate. Circa metà del personale della sede brianzola lavora nella ricerca e sviluppo, soprattutto nelle reti ottiche. La visita ai Nokia Bell Labs ha incluso la camera anecoica, dove si verifica che gli apparati rispettino i requisiti sulle emissioni elettromagnetiche e continuino a funzionare in presenza di interferenze. La struttura comprende 75.000 elementi in ferrite e consente test e misurazioni nel range che va da 10 kHz a 40 GHz.
Il percorso di verifica comprende anche prove climatiche tra −40 e +150 °C, vibrazioni e nebbia salina, con esposizioni fino a 60 giorni per le unità da esterno. Nel complesso, i campioni di preserie affrontano tre o quattro mesi di test prima dell’arrivo delle versioni definitive sul mercato.
Nei laboratori vengono anche progettati ASIC e FPGA destinati ai sistemi di trasmissione ottica, sistemi che hanno avuto un incremento incredibile delle prestazioni negli ultimi 15 anni. I DSP coerenti, che elaborano i segnali e compensano le distorsioni accumulate lungo la fibra, sono passati da una portante di 100 Gbit/s, intorno al 2010, fino agli 1,2 Tbit/s del PSE-6s. Il progresso si riflette anche sulle schede. Rispetto a una soluzione del 2015 con due linee da 200 Gbit/s, una scheda attuale basata su PSE-6s raggiunge 2,4 Tbit/s nello stesso spazio, con una capacità sei volte superiore e un consumo energetico per bit inferiore. L’acquisizione di Infinera, completata a inizio 2025, ha inoltre portato nel gruppo una tecnologia DSP a 3 nanometri da 800 Gbit/s.