30/07/2026 di Giancarlo Calzetta

Serve più sovranità nell’AI per il sistema finanziario europeo

Deloitte evidenzia come la crescita dell'intelligenza artificiale nel settore finanziario renda strategici gli investimenti in cloud, infrastrutture digitali e sovranità tecnologica europea.

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L'intelligenza artificiale sta accelerando la trasformazione del settore finanziario, ma porta con sé una domanda sempre più urgente: su quali infrastrutture digitali si fonda questa innovazione? Secondo Deloitte, e non solo, mentre banche e assicurazioni aumentano il ricorso all'AI per automatizzare processi, migliorare i servizi e rafforzare la sicurezza, l'Europa continua a dipendere in larga misura da tecnologie e fornitori extraeuropei. Una situazione che rende il tema della sovranità digitale e finanziaria una delle principali priorità strategiche per il futuro del continente.

L'economia digitale cresce, ma le infrastrutture restano un punto debole

Secondo il report "Sovranità Digitale & Finanziaria. Navigare il cambiamento nell'Era della Trasformazione", realizzato da Deloitte come Knowledge Partner di ABI, la digitalizzazione dei servizi finanziari continua ad avanzare con ritmi sostenuti. Secondo gli ultimi dati della Banca Centrale Europea, nel primo semestre del 2025 nell'area euro sono stati effettuati 77,7 miliardi di pagamenti elettronici, con una crescita del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Dietro questi numeri, però, si nasconde una criticità strutturale. Molte delle infrastrutture tecnologiche che sostengono i pagamenti digitali e i servizi finanziari sono infatti controllate da operatori non europei. Il caso del cloud computing è emblematico. Il principale provider europeo detiene appena il 2% del mercato, mentre la quasi totalità della capacità disponibile è concentrata nelle mani dei grandi hyperscaler internazionali. Una dipendenza che si riflette anche nei sistemi di pagamento: quasi due terzi delle transazioni con carta effettuate nell'Eurozona transitano su infrastrutture extra-UE. Per Deloitte, questa situazione non rappresenta soltanto una questione industriale, ma un elemento che incide direttamente sulla competitività e sulla resilienza dell'intero sistema economico europeo.

L'intelligenza artificiale accelera la dipendenza tecnologica

Ad aggravare il quadro già non entusiasmante si presta anche la rapidissima diffusione che vediamo nell’uso dell'AI e che rischia di amplificare ulteriormente questo scenario. Il report evidenzia come il 75% delle imprese che utilizzano l'intelligenza artificiale ricorra a servizi cloud forniti da terze parti, mentre il 39% utilizza modelli AI sviluppati da fornitori esterni. Questo significa che, all'aumentare dell'adozione dell'AI, cresce anche la dipendenza da infrastrutture e tecnologie controllate da un numero ristretto di operatori globali. Il fenomeno è particolarmente evidente nel settore finanziario, dove l'intelligenza artificiale sta correndo più velocemente che negli altri campi. Secondo il rapporto OCSE–Banca d'Italia dedicato all'AI nei mercati finanziari italiani, il 39% degli operatori utilizza già sistemi di intelligenza artificiale nelle attività quotidiane. La diffusione è ancora più marcata in alcuni comparti: il 70% delle compagnie assicurative e il 59% delle banche dichiarano infatti di avere già integrato queste tecnologie nei propri processi.

Non basta la normativa: serve una governance condivisa

Il report individua tre direttrici fondamentali sulle quali costruire la strategia europea. La prima riguarda la governance. Pur riconoscendo il valore del quadro regolatorio europeo nel rafforzare la resilienza del sistema, Deloitte evidenzia la necessità di sviluppare forme di collaborazione più strutturate tra istituzioni, operatori finanziari e settore privato. La seconda riguarda una responsabilità distribuita tra tutti gli attori dell'ecosistema, dagli intermediari finanziari alle imprese, fino ai cittadini. La terza riguarda naturalmente l'intelligenza artificiale, che rappresenta uno dei principali motori della trasformazione ma rende ancora più strategico il controllo delle infrastrutture tecnologiche che la sostengono.

Secondo Luigi Capitanio, Strategy and Business Design Leader di Deloitte EMEA, soltanto una visione integrata può consentire all'Europa di ridurre progressivamente la dipendenza tecnologica dai grandi operatori extraeuropei, ma la trasformazione tecnologica si scontra con un limite strutturale: il livello di alfabetizzazione digitale e finanziaria della popolazione.

Secondo l'indagine IACOFI della Banca d'Italia, introdotta nel 2023, l'Italia registra un punteggio medio di appena 4,6 su 10 nella cultura finanziaria digitale. Nel confronto internazionale realizzato dall'OECD/INFE su 39 Paesi, il nostro Paese si colloca al di sotto della media e nelle ultime posizioni tra gli Stati membri dell'Unione Europea. Per Deloitte, questo divario rischia di rallentare l'adozione consapevole delle nuove tecnologie finanziarie e di limitare i benefici derivanti dall'innovazione digitale. Sarà quindi necessario investire contemporaneamente nello sviluppo delle competenze, nella diversificazione delle infrastrutture tecnologiche e nella costruzione di partnership più solide tra settore pubblico e privato per raggiungere un controllo delle infrastrutture tale da rendere possibile il recupero della competitività nel settore.

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