05/02/2026 di redazione

Alphabet festeggia numeri da record e la rivincita di Google Search

Superata per la prima volta la soglia dei 400 miliardi di ricavi annui. Cresce l’utilizzo dell’AI Mode del motore di ricerca.

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Un nuovo record e buone ragioni per festeggiare per Alphabet, alla luce dei numeri dell’ultima trimestrale, che ha chiuso l’anno fiscale 2025. La holding di Mountain View per la prima volta ha superato la soglia dei 400 miliardi di dollari di ricavi annui, crescendo un po’ in tutte le aree di attività, dalla pubblicità veicolata dal motore di ricerca ai servizi di intelligenza artificiale di Gemini, dal cloud a YouTube. 

Gli oltre 100 miliardi di dollari di ricavi trimestrali del terzo quarter erano stati anch’essi un record, perché mai si era andati oltre la cifra tonda nei tre mesi. Il quarto trimestre ha segnato un ulteriore progresso, con 113,83 miliardi di dollari di ricavi e una crescita del 18% anno su anno.

Commentando i risultati del trimestre, l’amministratore delegato Sundar Pichai ha evidenziato i principali motivi di soddisfazione. I ricavi legati al motore di ricerca nel quarto trimestre sono cresciuti del 17% anno su anno, mentre le attività di cloud computing hanno fatto un balzo del 48%, sempre in termini di ricavi trimestrali nel confronto anno su anno. C’è anche, per Google Cloud e in particolare per i servizi di intelligenza artificiale, un significativo surplus di domanda, che si è tradotto in una crescita del backlog (+55% rispetto al precedente trimestre).

Buoni riscontri anche per i piani a pagamento di Gemini Enterprise, che in quattro mesi dal lancio sono stati attivati su otto milioni di utenze. Nel frattempo l’applicazione mobile di Gemini ha raggiunto i 750 milioni di utenti mensili. “Complessivamente, vediamo che i nostri investimenti in AI e l’infrastruttura trainano i ricavi e la crescita su tutta linea”, ha scritto Pichai. “Per soddisfare la domanda dei clienti e capitalizzare sulle crescenti opportunità che abbiamo di fronte, stimiamo che i nostri investimenti Capex per il 2026 saranno compresi tra 175 e 186 miliardi di dollari”.

Il Ceo ha ricordato la collaborazione avviata con Apple, che farà di Google il proprio fornitore cloud preferenziale per lo sviluppo della prossima generazione di modelli di intelligenza artificiale proprietari. E non è solo questione di risorse computazionali in cloud, perché il sistema Apple Intelligence integrerà la tecnologia di Gemini.

(Immagine: Alphabet)

(Immagine: Alphabet)

L'evoluzione di Google Search

Al di là dei numeri, che fungono da conferma dell’efficacia della strategia, è interessante notare come Google abbia ripreso le redini dell’infosfera, riuscendo a trasformare il suo motore di ricerca di fronte alla minaccia dei chatbot. Prima con le AI Overviews e poi anche con la funzione AI Mode, infatti, sono state introdotte valide alternative a ChatGpt e ad altri servizi di intelligenza artificiale che sembravano poter minacciare i motori di ricerca tradizionali. La stessa Alphabet batte questa strada con il suo Gemini, ma non molla nemmeno la presa su una posizione dominante costruita nei decenni, su quel campo bianco con la lente d’ingrandimento che ogni giorno dà accesso alla conoscenza e filtra contenuti per miliardi di persone.

Negli ultimi tre mesi l’azienda ha introdotto ben 250 nuove funzionalità nell’AI Mode e nelle AI Overviews, tra cui l’integrazione di Gemini 3, e inoltre ha ampliato il supporto allo strumento Circle to Search (che su smartphone permette di fare ricerche su testi, immagini e video semplicemente evidenziando una porzione di schermo), ora fruibile su più di 580 milioni di dispositivi Android.

Pichai ha sottolineato che i livelli di utilizzo di Google Search sono ai massimi storici e che la consultazione dell’AI Mode sta crescendo rapidamente (specie negli Stati Uniti) in termini di frequenza, durata e complessità delle sessioni di lettura. Sempre più spesso, chi clicca su “AI Mode” dopo aver posto una query prosegue, poi, con ulteriori domande per approfondire il tema. In pratica, Google Search sta diventando uno strumento “conversazionale”, che si avvicina ai chatbot, e non più solo un motore di ricerca.

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