L’intelligenza artificiale è un’incognita anche per chi, come Anthropic, sta scrivendo la storia di questa tecnologia dal punto di vista sia del mercato sia delle capacità racchiuse nei Large Language Model. L’azienda di Daniela e Dario Amodei ha finalmente presentato alla Securities and Exchange Commission il documento propedeutico alla quotazione al Nasdaq, mentre si apprende da indiscrezioni del Wall Street Journal che nell’offerta pubblica iniziale Anthropic potrebbe raccogliere una somma compresa tra 85 e 100 miliardi di dollari. Una Ipo, guidata da Goldman Sachs, Morgan Stanley e da una ventina di altre banche, che potrebbe anche battere il record di 85,7 miliardi di dollari raccolti lo scorso giugno da Space X.
Sono indiscrezioni, appunto, perché nel documento depositato alla Sec l’azienda non ha svelato il numero di azioni da vendere né il prezzo target. Come illustrato dal Wall Street Journal, il principale shareholder è l’amministratore delegato, proprietario di 245 milioni di azioni. Il documento da 335 pagine contiene, in compenso, una serie di considerazioni sui potenziali ma concreti rischi legati agli sviluppi dell’intelligenza artificiale.
Un tema che in qualche modo Anthropic non può schivare, considerando gli incidenti di sicurezza che nei mesi scorsi hanno coinvolto anche modelli e agenti della grande famiglia di Claude (che durante test di sicurezza hanno aggirato le restrizioni pur di "catturare la bandiera"), ma anche considerando le successive dichiarazioni di Dario Amodei sulla necessità di controllare la velocità dell’innovazione. OpenAI si è unita al dibattito, con dichiarazioni pubbliche di Sam Altman ma anche con la scelta prudenziale di rimandare la quotazione all'anno prossimo.
Una crescita impetuosa
Secondo gli analisti, è probabile che la valutazione di Anthropic si attesti intorno a 1.500 miliardi di dollari, valore ben inferiore all’ipotesi di 2.000 miliardi circolata nei mesi scorsi, ma ben superiore alla valutazione di 965 miliardi di dollari raggiunta in seguito all’ultimo round privato di finanziamento dello scorso maggio.
Anthropic è senza dubbio un’azienda in forte ascesa, che nel bene e nel male riassume su di sé incognite e paure per una “bolla” finanziaria pronta a scoppiare. I ricavi di stanno crescendo impetuosamente: 16,3 miliardi di dollari prodotti nel primo trimestre di quest’anno, contro un valore di 1,2 miliardi del primo trimestre 2025. Si tratta di un valore quasi quadruplo rispetto al giro d’affari dell’intero 2025 (4,6 miliardi di dollari) e legato soprattutto al modello di frontiera Claude Mythos (arrivato alla versione 5), alla sua variante pubblicamente disponibile, Fable 5, e al modello dedicato alla programmazione, Claude Code.
Il boom dei ricavi traina con sé un'impennata della perdita netta, che nel primo trimestre è stata pari a 80,7 miliardi di dollari. Il meccanismo sembra paradossale ma in riflette l'aumento del valore economico delle obbligazioni di Anthropic nei confronti degli investitori. Degli 80,7 miliardi di dollari di passività, 72,4 derivano da una rettifica contabile che non comporta uscite di cassa ma riguarda strumenti di finanziamento convertibili in azioni (note convertibili, derivati, SAFE).
Al netto delle questioni di contabilità, nel documento la stessa Anthropic ricorda di aver riportato perdite nette in ogni anno fiscale dalla propria nascita, per sostenere nuove assunzioni, espansione del business e investimenti di vario genere, inclusi quelli in cybersicurezza. E si arriva al vero punto dolente del documento e del futuro di Anthropic, ma forse dovremmo dire del futuro dell’intelligenza artificiale sui mercati finanziari e nel mondo reale.
Quattro categorie di rischio
Come osservato da molti, su un documento di 355 pagine poco meno di un terzo è dedicato a elencare diversi tipi di rischi di sicurezza, compliance, governance connessi all’intelligenza artificiale. Si parte dalle lodi all’intelligenza artificiale, ben evidenziate con un corpo del carattere più grande: “Crediamo che l’AI sia una delle tecnologie più determinanti della storia umana. Se gestita bene, potrebbe accelerare rapidamente l’innovazione scientifica, aumentare notevolmente i tassi di crescita economica, rendere raggiungibili le cure per le principali malattie e risolvere problemi che hanno resistito a generazioni di sforzi umani”.
Si passa poi all’elenco dei rischi, divisi in quattro macro categorie: utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale, abusi da parte di governi autoritari, perdita di controllo e sconvolgimenti economici. Per ciascuna vengono citate le azioni di contenimento portate avanti da Anthropic e le “modalità in cui il nostro comportamento potrebbe differire da quello di una società che punta esclusivamente alla massimizzazione del profitto”.
Gli “utilizzi impropri” possono essere quelli di chi sfrutta l’AI per “causare danni, ad esempio per condurre attacchi informatici o progettare armi biologiche”, si legge. “Abbiamo barriere di protezione rigorose e programmi di accesso fidato pensati per bloccare l’uso improprio della nostra tecnologia, consentendo comunque applicazioni positive. Interrompiamo regolarmente i tentativi di usare impropriamente i nostri modelli, li segnaliamo alle forze dell’ordine quando opportuno e ci impegniamo a renderli noti al pubblico in modo trasparente”.
Secondo punto, i “governi autoritari” potrebbero utilizzare l’AI per attività di sorveglianza e per esercitare repressione. “Ci impegniamo a collaborare con le società libere per fornire un contrappeso all’abuso autoritario e per promuovere libertà e democrazia”, scrive Anthropic.
Il pericolo nasce anche dentro all'intelligenza artificiale stessa, da modelli o agenti per cui il fine giustifica sempre i mezzi. Finora abbiamo osservato hackeraggi, furti di dati, abusi di credenziali e altre azioni che, se fossero attribuite a un essere umano, chiameremmo “malevole”, ma al crescere dell’autonomia di questi sistemi i rischi aumenteranno. “L’AI può anche agire autonomanente in modi che né noi né i nostri utenti vogliamo, come illustrato dai recenti incidenti di cybersicurezza di grande risonanza”, si legge nel documento. “Perdere il controllo di sistemi di AI sufficientemente potenti potrebbe essere una minaccia alla sicurezza globale di primo ordine”.
Per arginare questi fenomeni, Anthropic applica alcuni metodi di controllo come l’interpretabilità meccanicistica (un tipo di reverse engineering che aiuta a capire il comportamento di un modello e le ragioni sottostanti ai suoi output) e il constitutional training (che consente di addestrare gli LLM allineandoli a determinati valori umani). Inoltre l’azienda pubblica regolarmente i risultati delle proprie ricerche e dei progressi ottenuti sul fronte della sicurezza. Azioni lodevoli, che però non danno garanzie assolute. “I nostri modelli AI”, si legge poco più avanti, “potrebbero comportarsi in modi non desiderati, disallineati o autonomi, anche compiendo azioni dannose non sollecitate da alcun utente o parte terza; ciò potrebbe ripercuotersi negativamente sulla nostra reputazione e sul nostro marchio, sulle nostre attività, sulla nostra situazione finanziaria e sui risultati operativi”.
La quarta categoria di rischio prospettata è l’impatto distruttivo sui mercati e sull’economia in generale. L’AI può portare con sé “sconvolgimenti economici simili a quelli avvenuti con tecnologie precedenti ma di entità maggiore”, si legge. “Ci impegniamo a studiare questi sconvolgimenti: manteniamo un indice economico che fornisce informazioni aggregate sull’uso di Claude nell’economia, e i nostri ricercatori costruiscono modelli macroeconomici per prevedere il possibile impatto futuro dell’AI. Sospettiamo inoltre che serviranno azioni più radicali e abbiamo già stanziato 200 milioni di dollari per collaborare con i governi in studi su diversi modi di rispondere ai cambiamenti dell’economia. Lo facciamo per ottenere evidenze su quali tipi di interventi siano efficaci, così che, se la società dovesse affrontare sconvolgimenti economici, avremo contribuito a costruire e a ridurre i rischi degli strumenti giusti per la risposta. Prevediamo di aumentare significativamente questi finanziamenti in futuro”.