04/02/2011 di Redazione

Apple senza Steve Jobs è meno credibile

Diversi azionisti e rappresentanti vorrebbero che Apple pubblicasse annualmente il piano d'azione nel caso Steve Jobs abbandonasse il proprio posto. Una richiesta legittima e pericolosa, che si traduce facilmente in "ci fidiamo di Steve, non di voi"

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Alcuni azionisti stanno chiedendo ad Apple di rendere pubblici i piani per la "successione" di Steve Jobs. Non è la prima volta che accade, ma ora i gruppi che sostengono la richiesta sono più numerosi e più forti; ci sono per esempio il Central Laborers' Pension Fund, un fondo di assistenza per i lavoratori, o l'ISS (International Shareolder Services) – agenzia che si occupa di offrire servizi e consulenze ai propri clienti.

Steve Jobs, insieme a Tim Cook  - il più probabile dei successori.

Un tema che torna a fare notizia, dopo che Steve Jobs si è preso una pausa a tempo indeterminato per motivi di salute (Jobs si ferma per curarsi e Apple perde il 7%). La terza da quando, nel 2001, gli fu diagnosticato un tumore.

L'argomento è certamente delicato. Negli anni passati Apple ha chiarito che il consiglio di amministrazione si è dotato di un piano di successione – che comprende i nomi di possibili candidati a sostituire Jobs – e che lo rinnova ogni anni. L'azienda però ritiene che rendere pubblico questo documento darebbe un "vantaggio sleale" ai concorrenti.

"ISS ritiene che gli azionisti otterrebbero un beneficio se i piani per la successione fossero pubblicati su base annuale", spiga un rappresentante dell'azienda. "Un rapporto simile permetterebbe agli investitori di giudicare il consiglio (di amministrazione, NdR), e capire quanto è pronto a soddisfare le necessità di ogni momento".

Si tratta certamente di una questione spinosa, legata a un solo grande tema: la dipendenza di Apple  dal proprio fondatore e dal suo stato di salute. C'è, come sappiamo, chi crede che l'azienda andrebbe allo sbando senza l'attuale amministratore delegato.

Ipotesi, magari discutibili, che sono sufficienti a preoccupare gli investitori. Le azioni di Apple, come quelle di tante altre aziende, non sono solo nelle mani di ricchi giocatori di borsa che possono permettersi un tracollo. Fanno anche parti di pacchetti d'investimento proposti dalle banche ai piccoli risparmiatori e partecipano a comporre i fondi pensione.

Non mancano però le buone ragioni anche dall'altra parte. Apple ha dimostrato di "sapersela cavare" durante le precedenti assenze di Steve Jobs, e non ci sono ragioni obiettive per pensare che l'azienda andrebbe male senza Jobs (Apple da record e fiduciosa nel futuro. Anche senza Jobs). L'azienda ha dimostrato di meritare fiducia, ma la richiesta di questi azionisti dice chiaramente che la fiducia è per la persona di Jobs, non per il CdA o per l'azienda in generale.

Possiamo invece dare per certa una cosa. Se il piano per la successione fosse pubblicato ogni anno le conseguenze sarebbero pesantissime. Internamente avremmo diversi dirigenti insoddisfatti dal giudizio che ricevono, e pronti a fare la valige. Esternamente i concorrenti potrebbero usare il documento per offrire un lavoro migliore ai dirigenti chiave. Una situazione, questa sì, che potrebbe trasformarsi in un cataclisma.

Apple ha chiesto agli azionisti di votare contro la proposta, in occasione dell'assemblea generale che si terrà a febbraio. La votazione, con ogni probabilità, si chiuderà con una bocciatura della richiesta.  Non resterà che affidarsi alle voci di corridoio e alla creatività di alcuni analisti (Eric Schmidt al posto di Steve Jobs? Solo rumors)

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