L'annuale relazione di Agcom fotografa un'Italia in trasformazione, ancor più digitale, ancora legata ai tradizionali consumi televisivi ma sempre più amante dello streaming video, in cui gli smartphone guadagano importanza come strumento di “tuttofare”, e in cui migliorano la copertura e le infrastrutture di rete. Mentre il giro d'affari dell'editoria lo scorso anno, rispetto al 2016, è calato del 5,2% scendendo a 3,6 miliardi di euro, i ricavi del settore delle comunicazioni (considerato nel suo complesso) nel 2017 si sono attestati su 54,2 miliardi, salendo dell’1,2% rispetto ai valori del 2016.

 

La televisione è ancora il mezzo preferito degli italiani, ma è una Tv “liquida”, sottolinea Agcom, fatta ancora di televisori e divani (la Tv tradizionale “manifesta comunque importanti segni di tenuta”) ma sempre più anche di Pc e smartphone: si è registrata, inatti, un'impennata di consumi di video online, +30% in media e +50% considerando solo il canale mobile. L'anno scorso gli abituali fruitori di Tv in streaming sono stati circa tre milioni, mentre il numero di chi scarica bitualmente contenuti televisivi sui propri dispositivi è superiore di tre o quattro volte. Per quanto riguarda i ricavi da pubblicità, abbonamenti e altro, il valore resta concentrato per il 90% nelle mani della triade Fox-Sky, Rai e Mediaset.

 

Per le sole telecomunicazioni, invece, il giro d'affari nazionale ha superato i 32 miliardi di euro, crescendo dello 0,9% fra 2016 e 2017. Incremento certo modesto, ma comunque da sottolineare alla luce dei cali delle tariffe del traffico voce e dati degli ultimi anni. E va sottolineato, come fa il presidente di Adgom Marcello Cardani, anche il ritorno del “ segno positivo degli investimenti infrastrutturali (+1,6%), grazie al trend di ripresa degli investimenti sulla rete fissa che compensa la fisiologica decrescita di quelli sulla rete mobile dopo i balzi in avanti degli anni passati”. Si parla di un volume di 7 miliardi di euro di investimenti.

 

 

 

La spesa di famiglie e imprese in servizi di telecomunicazioni è anch'essa aumentata, dell’1,7%, specie per colpa (o per merito, a seconda dei punti di vista) dei maggiori costi (+5,4%) sostenuti per usufruire di servizi di rete fissa. Questo fatto si spiega in diversi modi: è salito di circa un milione, rispetto al 2016, il numero degli abbonamenti su rete fissa a banda larga, mentre gli accessi ultrabroadband sono quasi raddoppiati (passando da 2,3 a 4,5 milioni). Considerando che il consumo dati su rete fissa è sostanzialmente legato a tariffe flat, la crescita dei video online per le telco non incide sui ricavi dei contrattti esistenti, ma in compenso è una dinamica che spinge l'utente a fare un “upgrade” verso la fibra ottica o comunque verso servizi a maggior larghezza di banda.