Una parte del Web è andata offline ieri mattina a causa di un malfunzionamento della rete di Akamai, uno tra i principali fornitori di Content Delivery Network mondiali: i siti di Airbnb, AT&T, British Airways,  Delta Air Lines, Ups, le piattaforme di gaming online di Playstation e Steam, testate giornalistiche come Le Figaro, Le Parisien, Liberàtion e molti altri sono rimasti offline per quasi un’ora. I siti in questione non riuscivano a caricare l’home page o visualizzavano un messaggio di “Dns failure”. In tarda mattinata Akamai ha fatto sapere di aver risolto il problema.

 

Che cosa è successo? Inizialmente si è pensato alla possibilità di un attacco informatico, forse un DDoS, ma poco dopo il riavvio del servizio Akamai ha comunicato tramite Twitter che si è trattato di un problema tecnico: un bug attivato da un aggiornamento software. Il malfunzionamento ha riguardato l’Edge Dns di Akamai, un servizio che deve garantire la costante disponibilità del Domain Name System. L’azienda ha negato di aver subìto un attacco informatico e si è scusata per l’inconveniente.

 

Nel commentare la notizia, David Warburton, principal threat Research evangelist di F5, ha evidenziato i rischi di un’architettura di Internet sempre più centralizzata come conseguenza dell’affermazione dei servizi cloud: “Con un modello di distribuzione applicativa Internet tradizionale, un'interruzione di un server o un'applicazione mal configurata possono mettere fuori gioco un singolo sito Web, ma, come abbiamo visto oggi, un problema simile per un provider di soluzioni cloud può ripercuotersi su tutti i suoi clienti, con il risultato che non è solo un sito Web a finire offline, ma centinaia o migliaia. Un impatto che può potenzialmente influenzare le esperienze digitali di tutti gli utenti e ripercuotersi sui ricavi e sulla reputazione delle organizzazioni”. A detta di Warburton, per bilanciare i rischi della ricentralizzazione di Internet dovuta al cloud, è necessario “considerare un approccio che ci permetta di allontanarci dai singoli point of failure; in caso contrario in futuro vedremo emergere sempre più problemi di questo tipo”.

 

Temporanei blackout di parte del Web si sono già verificati in passato. L’anno scorso qualcosa di simile era accaduto alla rete di Content Delivery Network di Cloudflare, e anche in quel caso l’incidente era stato attribuito a un bug. A novembre del 2020 un malfunzionamento dell’infrastruttura di Amazon Web Services aveva interrotto il servizio di flusso dati  Kinesis Data Streams, creando problemi ai clienti di una delle 23 regioni geografiche della rete Aws (per esempio ai siti di Adobe, Flickr e Washington Post).