Quasi un plebiscito, non a favore ma anzi contro la pubblicità a mezzo video che ormai sommerge siti e servizi online, dai pop-up a tutto schermo alle “introduzioni obbligate” ai filmati di YouTube. È stufo dell’eccesso di interruzioni e comunicazioni ben il 92% degli utenti europei,  o meglio il 92% dei quattromila francesi, tedeschi e britannici interpellati da uno studio di Brightcove (società di servizi di video hosting): così alta è la percentuale di coloro che vorrebbero veder cambiare qualcosa nelle modalità con cui gli advert vengono loro proposti. Poco più di uno su dieci, l’11%, afferma di aver sempre avuto esperienze positive con la pubblicità online.

Che cos’è che non piace, in particolare? Disturbano soprattutto la scarsa rilevanza dei contenuti rispetto agli interessi dell’utente, le dimensioni eccessive dei video e le difficoltà nella riproduzione. Un utente su due, inoltre, è infastidito dalla quantità eccessiva di pubblicità video. E le conseguenze di una comunicazione troppo invadente o poco targhettizzata non mancano di manifestarsi: il 67% degli utenti ha interrotto la riproduzione di video pubblicitari per uno dei motivi citati. Circa la metà degli internauti francesi, tedeschi e britannici, il 51%, ricorre inoltre agli adblocker.

L’indagine, in ogni caso, fornisce qualche suggerimento su come poter correggere questo scenario. Il 57% degli intervistati vorrebbe che i video pubblicitari fossero più corti, il 41% desiderebbe poterli “saltare” grazie a una funzione di scorrimento veloce, il 21% apprezzerebbe una maggiore personalizzazione (ovvero di visualizzare contenuti più in linea con i propri interessi). C’è poi un 58% di utenti che si sono detti disposti a tollerare le pubblicità video online nel caso fossero interattive, mentre uno su due accetterebbe di pagare un abbonamento pur di fruire contenuti di suo interesse “ripuliti” dalla pubblicità.

 

 

In Brightcove siamo convinti che i consumatori abbiamo il diritto di interrompere un’esperienza pubblicitaria spiacevole e poco interessante ma, allo stesso tempo, le aziende hanno il diritto di monetizzare e promuovere i contenuti su cui hanno investito molto per la produzione”, ha commentato il vice president Emea della società, Mark Balir. “La soluzione che fa incontrare le parti è trovare un equilibrio: migliorando l’esperienza utente, le persone sono più propense a consumare i contenuti pubblicitari”.