Non solo self driving car: in futuro avremo anche i self flying plane. E non saranno soltanto droni. Boeing ha dimostrato di voler scommettere sulle tecnologie di “guida” autonoma e ha puntato una fiche su Near Earth Autonomy, azienda di Pittsburgh (Pennsylvania) che sviluppa soluzioni per questo embrionale mercato. La cifra dell’investimento non è stata resa nota, ma è certo che il colosso dell’aria si è mosso con il proprio braccio finanziario HorizonX. Near Earth Autonomy è una realtà nata in seno al Robotics Institute della Carnegie Mellon University, poi costituitasi come aziende autonoma. La società sviluppa sistemi per la mappatura in tre dimensioni degli ambienti, sensori e software per il volo autonomo. In particolare, ha creato un drone per la sorveglianza senza pilota, in grado di esplorare tunnel e cunicoli. Il velivolo potrebbe rivelarsi utile, ad esempio, per l’industria mineraria.

Inoltre, Near Earth Autonomy vorrebbe installare sugli aerei sistemi di navigazione capaci di portare merci e passeggeri a destinazione senza l’ausilio del Gps. Fantascienza? Non proprio. Boeing sta già testando attivamente la tecnologia di derivazione universitaria, anche se ovviamente al momento le applicazioni prevedono l’impiego di droni senza pilota che, per esempio, stanno “imparando” a rintracciare il luogo migliore dove atterrare.

Ma il gruppo di Chicago, ad oggi indiscusso leader di mercato con quasi il 50 per cento di quote (il secondo produttore e diretto competitor è l’europea Airbus), ha di recente acquisito anche Aurora Flight Sciences: una realtà fondata nel 1989 e titolare dello sviluppo di una trentina di velivoli autonomi o a pilotaggio remoto. Una volta finalizzato l’accordo, di cui non si conosce il valore economico, Aurora diventerà una sussidiaria di Boeing Engineering, Test & Technology, l’unità di R&D del gigante statunitense.