Lo aveva già detto, Microsoft, e lo ribadisce: la mappa mondiale dell’intelligenza artificiale, cioè lo stato della sua adozione, riflette il divario globale tra Nord e Sud del mondo. Un divario economico e sociale (tralasciando la politica), nonché di accesso e di consumo delle tecnologie digitali. Ovviamente le eccezioni non mancano, né in positivo né in negativo, e la precedente edizione dello studio “AI Diffusion Report” collocava un’economia avanzata come l’Italia solo al 26esimo posto della classifica mondiale per quanto riguarda la diffusione dell’AI tra la popolazione, con un tasso di adozione pari al 25,8%.
A poca distanza dal precedente report, l’azienda di Redmond ha pubblicato un aggiornamento che fotografa la rapida evoluzione del fenomeno (le statistiche si basano su dati di telemetria di Microsoft, aggregati, anonimizzati e normalizzati). In generale, su scala planetaria l’adozione dell’intelligenza artificiale è cresciuta dell’1,2% in un semestre, e attualmente l’AI generativa viene utilizzata da circa un sesto della popolazione mondiale.
Parallelamente all’adozione su scala globale, cresce però anche il divario tra i Paesi che sono già avanti e quelli in ritardo. Nel Nord del mondo l’AI ha raggiunto una media del 24,7% di penetrazione, crescendo a velocità quasi doppia rispetto al Sud del mondo. Qui l’adozione è ferma al 14,1%.
L’Italia è ancora al 26esimo posto, ma nel frattempo la percentuale di popolazione nazionale che usa l’AI è salita al 27,8%. Confermate anche le capofila, con Emirati Arabi, Singapore e Norvegia sul podio, seguite nell’ordine da Irlanda, Francia, Spagna, Nuova Zelanda, Regno Unito, Paesi Bassi (queste due ultime si invertono di posizione) e Quatar a chiudere la “top-10.” Poco più in basso, la Corea del Sud ha compiuto un balzo scalando di sette posizioni, dal 25esimo all’attuale 18esimo posto.
Microsoft, "AI Diffusion Report", gennaio 2026
L’ascesa di DeepSeek
Il report evidenzia anche la notevole crescita di DeepSeek, tecnologia di AI generativa cinese che molto ha fatto parlare di sé lo scorso anno, nel bene e nel male. DeepSeek si è diffusa soprattutto in Cina, dove ha l’89% di market share tra le tecnologie di GenAI, ma anche in Russia, Bielorussia, Cuba e Iran, mercati che per varie ragioni non si affidano o si affidano poco ai fornitori tecnologici statunitensi. Hanno giocato a favore anche la licenza open source e l’offerta di un servizio chatbot completamente gratuito.
A detta di Microsoft, l’ascesa di DeepSeek sottolinea anche una verità più ampia, ovvero che l’adozione dell’intelligenza artificiale è influenzata da fattori di accessibilità, come la presenza di infrastrutture e di competenze (così è stato, d’altra parte, anche per i computer, per Internet e per i telefoni cellulari, ma forse con minori rischi di squilibri o abusi delle tecnologie per fini di propaganda e manipolazione). Sempre a detta di Microsoft, la prossima ondata di adozione dell’AI potrebbe concentrarsi in Paesi che storicamente hanno avuto un accesso limitato al progresso tecnologico.