L'iPhone è ancora una gallina dalle uova d'oro per Apple. Ancor più che nei volumi di vendita, lo smartphone di Cupertino è forte nel valore generato per la casa madre, come dimostrano gli ultimi dati diffusi da Counterpoint Research: nel trimestre finale del 2017 ha accentrato su di sé ben l'86% dei profitti che l'insieme degli Oem hanno ottenuto dal commercio dei loro smartphone. Più che di valore del mercato (quindi di fatturato) si ragiona qui sui profitti, sui margini, un tema su cui l'iPhone e più in generale i prodotti marchiati Mela non hanno rivali.

Nel complesso i profitti del mercato smartphone nel trimestre sono calati, anno su anno, dell'1%, dato che il segmento premium “non è cresciuto come ci si attendeva”, scrive Counterpoint. “Crediamo che il mercato mondiale degli smartphone abbia già raggiunto il suo picco massimo, arrivando a cicli di sostituzione più lunghi, e i produttori Oem più importanti sono ora sotto pressione per garantirsi profitti”.

Nonostante la dinamica generale, come si diceva l'iPhone si è accaparrato uno straordinario 86% di valore (profitto), e questa percentuale appartemente inverosimile è motivato dal price point decisamente alto. Per quanto i telefoni di Cupertino, nelle varie versioni, si piazzino al secondo posto dopo Samsung nella classifica a volume, in merito ai profitti svettano invece senza rivali.

Interessante, nell'analisi di Counterpoint, è la notevole concentrazione di valore di questo mercato: i dieci modelli “top” generano il 90% degli utili nel quarto trimestre 2017, e la classifica è dominata da ben otto modelli di iPhone, con sole due presenze di Galaxy di Samsung. All'interno della top ten, facile prevederlo, il protagonista è il costosissimo iPhone X: da solo è responsabile del 35% dei profitti di ottobre, novembre e dicembre e del 21% del fatturato, nonostante sia stato disponibile nel periodo in esame solo due mesi su tre (da ottobre). Da solo ha generato cinque volte i profitti della somma dei telefoni Android di oltre seicento Oem.

 

 

 

Ne deriva un'osservazione quasi ovvia: se anche è un oggetto per pochi, il melafonino di lusso garantisce all'azienda di Tim Cook ottimi guadagni. E alla luce di questo anche la pianificata riduzione dei volumi di produzione di quest'anno non può definirsi un segnale di insuccesso, ma forse solo un ritocco delle antecedenti ambizioni. O forse, come suggerito da alcuni analisti, semplicemente Apple ha scelto di limitare il rischio di “cannibalizzazione” ai danni delle nuove edizioni 2018 (si ipotizzano tre modelli, due con schermo Oled e uno con Lcd). Peraltro va sottolineato, come fa Counterpoint, che le varie versioni di iPhone 6 e 7 generano, insieme “maggiori profitti di alcuni dei più recenti modelli flagship Android di Oem cinesi”.

A proposito di Cina, va segnalato l'ottimo percorso di Huawei, primo marchio fra i connazionali e protagonista di una crescita di profitti (nel quarto trimestre 2017, con confronto anno su anno) del 59%. La somma degli utili da smartphone dei produttori cinesi nel trimestre ha toccato gli 1,3 miliardi di dollari, sulla spinta di un'offerta più articolata e ricca di modelli di fascia media e alta. Il prezzo medio dei telefoni cinesi, infatti, fra il 2016 e il 2017 è cresciuto.