Hpe continua a cambiare i perimetri del proprio business, questa volta allargandosi nell’area del supercalcolo, l’High Performance Computing (Hpc). La società capeggiata da Antonio Neri ha completato l’acquisizione di Cray, un’azienda di Seattle che è tra i primi produttori mondiali di sistemi ad alte prestazioni di calcolo. L’operazione, annunciata la scorsa primavera, è costata qualcosa in più del previsto: 1,4 miliardi di dollari (nei mesi scorsi si era ipotizzato un valore di 1,3 miliardi), cioè 35 dollari ad azione della acquisita. Un investimento giustificato, perché consente a Hewlett Packard Enterprise di poter meglio competere in un settore di mercato in espansione, già ben presidiato da Ibm.

 

Secondo le stime di Hyperion Research, il giro d’affari dell’High Perfomance Computing, dello storage e dei servizi associati aumenterà notevolmente, passando dai circa 28 miliardi di dollari di valore del 2018 ai circa 35 miliardi di dollari del 2021. Ora, con l’integrazione di Cray, Hpe offrirà “il più ampio portfolio end-to-end di capacità di calcolo, archiviazione, software e servizi nei segmenti a forte crescita dell’High Perfomance Computing e dell’intelligenza artificiale”, stando alle dichiarazioni di Phil Davis, presidente della divisione Hybrid IT di Hpe.

 

Prossimamente, dunque, Hpe potrà ampliare la propria offerta di sistemi di supercalcolo e intelligenza artificiale, e potrà allargare la copertura geografica di tali servizi. Inoltre, stando alle dichiarazioni, darà un’accelerata all’offerta di servizi di supercalcolo e di analytics basati su AI “as-a-Service”, erogati cioè via cloud attraverso la piattaforma GreenLake. Un terzo vantaggio derivante dall’acquisizione sarà il potenziamento delle attività di ricerca e sviluppo, dal momento che il team di Cray si unirà a quello di Hpe. L’attuale presidente e Ceo di Cray, Peter Ungaro, diventa direttore di un sottogruppo della divisione Hybrid IT, dedicato all’High Performance Computing e all’intelligenza artificiale.

 

 

A proposito di supercalcolo, Hpe ha recentemente annunciato l’avvio di una collaborazione della durata di quattro anni con la Nasa (e precisamente con l’ Ames Research Center), collaborazione mirata a costruire un nuovo “supercervello”: Aitken, così battezzato dall’agenzia spaziale, si baserà sul supercomputer SGI 8600 di Hpe. A lui l’incarico di eseguire complessi calcoli e simulazioni sulle manovre di movimento e atterraggio per future missioni sulla Luna.