Qualcomm è contestata da più parti, da Intel e dal mondo dei produttori di automobili e componenti per l’automotive, per due questioni simili: entrambe riguardano la politica commerciale sulla vendita delle licenze di tecnologie proprietarie. Una politica che già in passate polemiche (si veda la lunga guerra dei brevetti fra Apple e il chipmaker) è stata riassunta nello slogan no licence, no chips”, ovvero nell’imposizione del pagamento di salate licenze per poter utilizzare tecnologiche che impiegano, sì, brevetti tecnologici registrati da Qualcomm, ma che allo stesso tempo sono ormai diventati essenziali per un certo settore di mercato, in quel caso gli smartphone. Così, almeno, ha valutato la Federal Trade Commission. 

 

La lunga diatriba giudiziaria con la società di Cupertino sembra essersi conclusa finalmente, ma in realtà produce ancora degli strascichi. Intel non ha digerito il fatto di essere stata sostanzialmente costretta, a suo dire, a vendere ad Apple la divisione che produceva e sviluppava modem per telefoni cellulari. Con un documento Intel ha espresso il proprio supporto alle decisioni della Federal Trade Commission e ha contestato la richiesta di Qualcomm di un processo d’appello.

 

Lo scorso maggio il tribunale distrettuale del Northern District della California, sulla base valutazioni della Federal Trade Commission, aveva stabilito che la politica “no licence, no chips” di Qualcomm viola le regole antitrust, limitando le possibilità di utilizzo di tecnologie essenziali per lo sviluppo del mercato e configurandosi come abuso di posizione dominante. Nella sentenza si affermava che “le pratiche di Qualcomm relative alle licenze hanno soffocato per anni la competizione nei mercati dei modem Cdma ed Lte premium, e hanno danneggiato concorrenti, Oem e consumatori”. La corte dunque aveva chiesto a Qualcomm di rinegoziare i termini della cessione delle licenze ma l’azienda aveva fatto appello, aprendo la strada a un nuovo procedimento giudiziario che comincerà a gennaio.

 

Intel, come spiegato in un blogpost, si è rivolta alla Corte d’appello per illustrare il proprio punto di vista, quello di un’azienda direttamente colpita dal “comportamento anticoncorrenziale di Qualcomm”. Un’azienda “a cui sono state negate delle opportunità nel mercato dei modem, che non ha potuto vendere ai suoi clienti” e che è stata costretta a cedere questo ramo di attività a un prezzo “artificiosamente distorto” proprio a causa del comportamento scorretto del suo competitor. Vendere a Apple, insomma, sarebbe stata una scelta obbligata.

 

 

 

Bmw, Ford, General Motors e Toyota uniti contro Qualcomm

Intanto anche in un altro ambito, come si diceva, si sono scatenati malumori nei confronti di Qualcomm ed è partita la contestazione per il prospettato processo d’appello. Un gruppo di produttori automobilistici, in cui figurano le divisioni statunitensi di Bmw, Ford, General Motors e Toyota, oltre al fornitore tedesco  Continental AG e alla giapponese Denso Corp, si è rivolto alla Corte d'appello degli Stati Uniti del Nono Circuito per impedire l’avvio del nuovo procedimento.

 

Il gruppo, allineandosi con la prima sentenza, contesta le pratiche commerciali di Qualcomm in riferimento ai componenti per la connettività wireless: i prezzi delle automobili dotate di tecnologia 5G cresceranno ingiustamente se le politiche sulle licenze non cambieranno. Anche la Association of Global Automakers (Aga) e la Alliance of Automobile Manufacturers (Aam) hanno espresso analoghe preoccupazioni.