Per l’intelligenza artificiale le questioni etiche sono allo stesso tempo uno stimolo, un obiettivo e un ostacolo da superare. Intorno a sicurezza, trasparenza, privacy e sostenibilità ruotano molte delle motivazioni di chi adotta tecnologie di AI, ma anche molte delle riserve dei professionisti IT. La più recente, ampia indagine di Ibm (“Global AI Adoption Index 2022,” condotta da Morning Consult  su oltre ottomila decisori aziendali di una ventina di Paesi) ha evidenziato che in Italia il 42% dei professionisti IT è preoccupato innanzitutto della sicurezza dei dati, e secondariamente della capacità di assicurare governance, compliance e privacy.

Sull’intelligenza artificiale l’interesse non manca. Il tasso di adozione nelle aziende oggi è al 35% considerando l’intero campione d’indagine, con picchi del 60% in Cina e India e un sorprendente ritardo di mercati maturi come Stati Uniti e Corea del Sud. In Italia siamo sopra la media: il 42% delle aziende ha già adottato l’AI in una qualche misura, il 41% è in fase di esplorazione. Tra i settori, in pole position ci sono i servizi finanziari, i media, l’energia, l’automobilistico, l’industria petrolifera e l’aerospaziale, mentre retail, turismo, sanità e Pubblica Amministrazione procedono più lentamente. 

 

“Più di un terzo delle aziende intervistate nell’Ibm Global AI Adoption Index 2022 utilizzano l’intelligenza artificiale per rispondere a una miriade di differenti fattori e pressioni”, ha spiegato Tom Rosamilia, senior vice president del software di Ibm. “Si stanno rivolgendo all’intelligenza artificiale per affrontare la carenza di competenze e di personale, per rispondere alle pressioni della concorrenza e, sempre di più, per rispondere alle questioni ambientali. La maggior parte degli intervistati ha detto di stare già utilizzando o di aver in programma l’uso dell’AI come parte delle proprie iniziative di sostenibilità. Queste tendenze evidenziano il crescente ruolo giocato dall’intelligenza artificiale sia all’interno delle aziende sia nella società”.

Attualmente gli scenari d’uso più evoluti riguardano l’impiego dell’intelligenza artificiale per l’ottimizzazione delle operations dell’IT, per la cybersicurezza e per l’automazione dei processi aziendali. Il 42% delle imprese italiane sta considerando l’utilizzo del Natural Language Processing (Nlp) per affrontare questioni di security.

 

(Infografica: Ibm, "Global AI Adoption Index 2022", maggio 2022)


Ostacoli e priorità delle iniziative di AI
Ma lo sviluppo di nuove applicazioni di intelligenza artificiale è ostacolato da diversi fattori: innanzitutto dalla mancanza di conoscenze e competenze all’interno delle aziende (problema citato dal 34% degli intervistati), dai costi troppo elevati (29%), dalla mancanza di strumenti e piattaforme per lo sviluppo dei modelli di AI (25%), dalle difficoltà di integrazione dei dati (24%) e di scalabilità dei progetti (24%). Inoltre non aiutano né la mancanza di linee guida a vari livelli (governativo, di settore e aziendale) e né il problema del bias insito, spesso, nei dati stessi.

Per assicurare che la propria intelligenza artificiale sia affidabile e responsabile, le aziende stanno mettendo in campo diverse strategie. Dalle risposte degli intervistati italiani è emerso che le azioni più importante sono la salvaguardia della privacy (citata dal 43% dei responsabili IT), la capacità di monitorare l’AI lungo tutti gli ambienti cloud e non (43%) e la salvaguardia dell’integrità dei sistemi dalle minacce informatiche (42%). Inserire l’intelligenza in un quadro etico, fatto di trasparenza e di privacy, non è soltanto una questione di responsabilità. C’è anche un tornaconto: secondo l’83% professionisti intervistati, i consumatori sono più propensi a rivolgersi a un’impresa che sia in grado di dare evidenza a questi aspetti.