Amazon amerà un po’ meno la Francia, forse, dopo la multa per violazioni antitrust appena ricevuta per volere del Tribunal de Commerce di Parigi. L’autorità deputata a esprimersi in merito alle dispute commerciali ha chiesto 4 milioni di euro di compensazione per le “clausole abusive” e lesive della concorrenza introdotte dall’operatore di e-commerce nei contratti con i venditori affiliati.  Così riportano le agenzie di stampa, fra cui Reuters, che cita anche il commento di un portavoce di Amazon: “La corte ha giudicato un ristretto numero di clausole, la maggior parte delle quali quest’anno erano già state aggiornate. Come sempre, continuiamo a focalizzarci sullo sviluppo del miglior servizio possibile per i nostri clienti e partner commerciali”.

Sul caso, in realtà, non si sa molto per ora e bisognerà forse attendere delucidazioni del Tribunale del Commercio parigino. Per ora possiamo notare come i 4 milioni di euro richiesti ad Amazon non reggano il confronto con i miliardi di euro delle multe dell’antitrust europeo a Google, ben tre. La disparità è però giustificata dalla diversa competenza giuridica e territoriale dei tribunali coinvolti, e soprattutto dalla portata molto maggiore dei danni arrecati (secondo l’antitrust) da Google ai propri utenti.

Peraltro la società di Mountain View è ancora sotto indagine in Europa: non più per Android, per i servizi di Adsense e di Google Shopping, già sanzionati a dovere, bensì per i funzionamento di Google for Jobs. A detta dei motori e dei siti di ricerca lavoro concorrenti, il servizio  - tanto per cambiare - sfrutterebbe la posizione dominante di Google sul Web per favorire sé stesso a discapito dei competitor. 

Intanto altrove, negli Stati Uniti, in questi giorni si parla ancora una volta di potenziali violazioni antitrust ma anche di privacy commesse proprio da Google. Una fonte anonima di Reuters ha svelato che più di trenta procuratori generali dei rispettivi Stati, capeggiati da quello texano, sono impegnati a indagare in merito. Anche in questo caso i dettagli scarseggiano: la fonte si è limitata a dire che l’accusa è incentrata su questioni in cui si intrecciano privacy e antitrust. L’azienda californiana ha fatto sapere di essersi già resa disponibile per collaborare con le autorità.