La trasformazione digitale rallenta, dopo la corsa (a volte disordinata o improvvisata) del 2020 e quella (più ragionata) del 2021. Ma non si ferma e non può permettersi di farlo. Un nuovo report di Workday, società specializzata in applicazioni cloud aziendali per la gestione finanziaria e le risorse umane, evidenzia che per il 58% delle imprese il percorso di trasformazione digitale a fine 2021 già aveva rallentato o stava cominciando a farlo. Solo nel 14% dei casi continua o continuerà allo stesso ritmo, almeno secondo le aspettative dei dirigenti aziendali.

Tra gli intervistati (1.150 dirigenti aziendali senior di aziende nordamericane, europee e asiatiche di 13 settori), il 55% ha detto che la propria strategia digitale è stata superata, sempre o spesso, dalle esigenze del business. In sostanza, le necessità del business - produzione, vendite, marketing o quant’altro - cambiano più velocemente della tecnologia, dei processi e della cultura aziendale. E questo può essere ancor più vero oggi, in questi ultimi mesi segnati da sconvolgimenti geopolitici, rialzi dei costi delle materie prime e inflazione. Per dirla con le parole del report, il gap dell’accelerazione digitale si sta allargando.

Lo studio ha evidenziato che il rallentamento della trasformazione non è sempre dovuto a mancanza di motivazioni: gli ostacoli principali sono la carenza di competenze tra i dipendenti (nel 38% delle aziende) e le barriere culturali (35%). Inoltre, rispetto al periodo dei lockdown estesi, sono un po’ cambiate le aspettative: nel 2020, il 36% delle aziende si immaginava che presto, nel giro di tre anni, il proprio fatturato dovesse dipendere per i tre quarti da attività e processi digitali; nel 2021 solo il 13% delle aziende era ancora convinto di questo. Ciononostante, nessuno si azzarderebbe a dire che la trasformazione digitale non è stata e non sarà più necessaria.

“La trasformazione digitale non è più una scelta: è necessario stare al passo nel mondo in evoluzione di oggi”, ha commentato Pete Schlampp, chief strategy officer, Workday. “Tuttavia, come mostra lo studio, c'è un gap di accelerazione che le organizzazioni devono affrontare per garantire che i loro percorsi verso il digitale stiano al passo con le esigenze in crescita e in evoluzione della loro attività”.

Come stanno reagendo le aziende a tutto questo? Tra i dirigenti che ricoprono ruoli finanziari, il 51% ritiene molto importanti le tecnologie per l’integrazione dei dati. Nell’ambito delle risorse umane, invece, il 50% riconosce il valore della cosiddetta employee experience, ovvero pensa che i dipendenti felici e soddisfatti siano un fattore propulsivo per la trasformazione digitale. I chief information officer, invece, non si mostrano troppo ottimisti, evidenziando difficoltà dovute ai vincoli dei sistemi legacy, difficili da aggiornare, e ai famigerati silos di dati.