Lo smart manufacturing è ricco di vantaggi. In una recente survey realizzata da The Innovation Group tra gennaio e marzo 2021 su un campione di oltre 200 aziende (non solo manifatturiere), è emerso che manager e imprenditori italiani mettono il cloud, l’AI, gli analytics e la collaboration ai primi quattro posti tra le priorità di investimento in tecnologie digitali. Sono, evidentemente, le soluzioni ritenute più valide da chi guida le imprese per superare le conseguenze della pandemia e rilanciare il percorso di trasformazione digitale. Una seconda indagine, realizzata da The Innovation Group intervistando 111 aziende manifatturiere, rivela che oltre il 70% dei decisori ritiene che procedere nella transizione verso Industria 4.0 sia un elemento strategico. Più in dettaglio, i manager indicano nelle soluzioni per gestire Big Data e analytics quelle a più rapida crescita: diventare data-driven è quindi una priorità.

Tra gli elementi più strategici della trasformazione, vengono citati l’ottimizzazione dei processi produttivi (67%), la ricerca di nuovi vantaggi competitivi (57%) e solo al terzo posto (con il 50% delle risposte) emerge la necessità di sfruttare gli incentivi erogati dal Governo. Complessivamente, quindi, il panorama rivela un livello di consapevolezza, una voglia di investire e una capacità di individuare le giuste tecnologie su cui scommettere che fa ben sperare nella ripresa delle aziende manifatturiere italiane. Tra i benefici percepiti di questa trasformazione digitale, la survey ha evidenziato una maggior efficienza operativa (76%) e l’ottimizzazione della capacità produttiva (61%). Tra gli ostacoli, invece, spicca la mancanza di cultura e di skill (60%). Proprio per questo motivo, più di 6 decisori su 10 dichiarano di avvalersi di un partner per l’implementazione delle soluzioni di Smart Manufacturing, soprattutto società di consulenza 36% e system integrator 26%.

 

L’integrazione dei dati enterprise con i dati IOT: l’approccio olistico

“La tendenza delle aziende manifatturiere”, dice Marco Capuzzello, Head of Manufacturing and Industry Google Cloud, “è stata in questi anni di progredire verso la digitalizzazione dei propri processi. Queste aziende risentono però di una serie di barriere, tecnologiche e non, che limitano la loro capacità di trasformarsi: ad esempio infrastrutture legacy e distribuite, che richiedono una gestione operativa onerosa, oppure dati organizzati ancora a silos che limitano l’utilizzo di una vera business intelligence, oppure ancora la scarsità di risorse tecnologiche da dedicare ai progetti e alla gestione delle infrastrutture”.

In un contesto di questo tipo, le nuove tecnologie disruptive per il miglioramento dei processi sono quelle su cui Google Cloud? si sta concentrando negli ultimi anni: da una parte “connettere” i dati enterprise con i dati IOT, anche attraverso soluzioni di Machine Learning e Intelligenza Artificiale; dall’altra liberare risorse tecniche che possono a quel punto dedicarsi ai nuovi processi di Industry 4.0. In tutti i casi, la filosofia di Google Cloud consiste nel promuovere un approccio olistico e nel mettere a disposizione dei clienti uno stack flessibile e aperto, evitando il vendor lock-in.

“In particolare”, dice Capuzzello, “vengono utilizzate molto le soluzioni hardware Edge dedicate, basate su tecnologia Coral, oppure le architetture unificate standard che assicurano connettività e sicurezza, oppure ancora Google Cloud IOT Core, una suite gestita che consente il potenziamento della connettività IOT con una corretta data ingestion e un arricchimento del dato. Infine, si evidenzia anche un uso importante di Google Analytics e Smart Analytics, per collegare i dati industriali con i dati ERP, al fine di costruire una Business Intelligence più efficace e moderna. Non è un caso che negli ultimi mesi abbiamo esteso l’importante partnership con SAP, in modo che le aziende manifatturiere possano abbattere i silos e integrare i diversi tipi di dati: produzione, gestione aziendale e marketing”.

 

Il ruolo dei partner è accompagnare il cliente nel cambiamento

Come evidenziato in altri contesti, le tecnologie digitali moderne sono facili da utilizzare ma complesse da implementare. Ecco che, confermato dalla survey di The Innovation Group, il ruolo dei partner emerge come anello indispensabile della catena della digital transformation. “Huware non è solo un system integrator ma anche un consulente, un partner a tutto tondo”, dice Francesco Pedroni, Head of Sales Cloud and Workspace di Huware, “la tecnologia infatti la mette Google Cloud; il nostro compito è quello di aiutare i clienti nel processo di cambiamento facendo leva sulle nuove soluzioni digitali”.

“In Italia ci sono aziende leader mondiali nel settore manifatturiero”, prosegue Pedroni, “molto spesso sono caratterizzate da una conduzione familiare. Noi, come consulenti, ci affianchiamo alle direzioni, ai manager, e ragioniamo in ottica di strategia e di vision. Li aiutiamo 'traducendo' i vantaggi e le tecnologie in un linguaggio comprensibile e poi, naturalmente, li affianchiamo nell’implementazione delle soluzioni, con un occhio sempre anche ai processi che, come ci ha insegnato lo smart working con il concetto del lavoro a obiettivi, devono essere sempre sviluppati di pari passo. Sotto questo profilo, gli skill gap che troviamo nelle aziende sono soprattutto interni: il primo lavoro che facciamo noi è infatti appianare i gap generazionali e quelli esistenti tra le diverse unità. Noi facciamo veri e propri progetti di cambiamento e trasformazione, e per ognuno di essi disegniamo il giusto percorso di change management per persone, tecnologie e processi.”

 

Il caso Feralpi: da Google Workspace al cloud infrastrutturale

Feralpi è un gruppo di aziende, nato mezzo secolo fa, che opera nel settore siderurgico, prevalentemente in Italia ma con una discreta presenza anche in altri Paesi europei. Il fatturato consolidato è di 1,3 miliardi di euro e i dipendenti oltre 1.500. Tra i pilastri della strategia del Gruppo ci sono innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale (da anni Feralpi realizza e pubblica il proprio bilancio di sostenibilità). Quando abbiamo iniziato a pensare alla nostra trasformazione digitale”, racconta Francesco Besacchi, Cio di Feralpi Group, “ci siamo posti il problema del dialogo tra IT e OT, così come la sostituzione in blocco di infrastrutture e device aziendali. Abbiamo deciso di guardare ai dispositivi che utilizzano comunemente i colleghi anche nella vita privata, per poter accompagnare l’azienda nella transizione con una certa continuità e con più chance di riuscita. Le migliori risposte sul mercato ce le ha date Google: iniziando da Gmail e arrivando a Google Workspace, che oggi abbiamo distribuito a tutti i nostri utenti (sia white sia blue collar) su tutte le nostre sedi”.

Dopo Google Workspace, Feralpi ha pensato anche alle infrastrutture, iniziando diversi progetti del suo journey to cloud, tra cui il primo: la migrazione di SAP su Google Cloud Platform, che terminerà alla fine di quest’anno. Abbiamo scelto Google Cloud”, dice Besacchi, “perché dovevamo gestire un cambiamento nel più breve tempo possibile e con costi sostenibili. Quindi ci siamo orientati verso la tecnologia che ci è sembrata più user-friendly, facendoci affiancare da Huware per il percorso di change management”.

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