Secondo quanto diffuso da numerosi organi di stampa americani, Ibm avrebbe l'intenzione di cedere la propria business unit Watson Health. L'ipotesi sarebbe spinta dal numero uno dell'azienda, Arvind Krishna, nel contesto di un piano di riorganizzazione volto a concentrare l'interesse su attività a margine più elevato, come l'intelligenza artificiale (in ambiti, ovviamente, diversi da quello della sanità) e il cloud.

Nel quarto trimestre, il fatturato generato dalle applicazioni cognitive, che includono Watson Health, si è attestato a 1,5 miliardi di dollari, in calo del 2% rispetto all'anno precedente.

Nell'ottobre scorso, Big Blue aveva annunciato un progetto di scissione della business unit dedicata ai servizi infrastrutturali gestiti, allo scopo di creare una nuova società. Anche questo progetto indica come l'azienda abbia l'intenzione di concentrarsi molto sul cloud ibrido, includendo le attività di Red Hat una volta completato questo passaggio, Ibm si trasformerà in una realtà che produrrà oltre il 50% del proprio volume d'affari attraverso introiti ricorsivi.

Watson Health aveva assunto un ruolo di imperativo strategico nella società guidata dall'ex Ceo Ginni Rometty e al momento del lancio, l'obiettivo era quello di allargare la medicina personalizzata grazie alla traduzione del Dna e all'introduzione di cartelle sanitarie elettroniche.

Fin qui però non ci sono stati particolari segnali di crescita e, secondo alcune informazioni, si sarebbero registrate difficoltà nell'implementazione presso alcuni clienti e in generale molte strutture sanitarie ancora faticano ad adottare l'intelligenza artificiale. Già nel 2018, la business unit aveva dovuto ridurre il personale.

La potenziale vendita, secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal, potrebbe completarsi con l'intervento di una società di capital risk, con un altro attore del settore oppure attraverso una fusione.