Ericsson attraversa un momento difficile. Dopo l'annuncio dello scorso marzo sulla necessità di operare 315 licenziamenti, adesso la società svedese di telecomunicazioni sarà costretta ad aumentare il numero delle teste “tagliate”, alla luce dei risultati finanziari del secondo trimestre 2017. La perdita sull'utile operativo dei tre mesi è stata di circa 1,2 miliardi di corone svedese, ovvero circa 125,47 milioni di euro, quasi dieci volte i 244 milioni di corone (o 12 milioni di euro) attesi dal pool di analisti di Reuters. Cattive notizie anche per il fatturato, 49,9 miliardi di corone, in calo dell'8% rispetto al secondo trimestre del 2016 e anch'esso inferiore al valore atteso di 50,5 miliardi di corone.

Siamo in una fase di risanamento, ma ci vorrà un po' di tempo”, ha dichiarato Börje Ekholm, presidente e Ceo del gruppo, in carica dall'inizio di quest'anno. A suo dire, bisognerà attendere il 2918 per osservare un raddoppio dei margini rispetto al valore del 2016. Come sottolineato da Ekholm, sul presente pesa l'andamento negativo di due mercati importanti come l'Europa e l'America Latina, e anche il traino alternativo del Medio Oriente e dell'Africa è attualmente rallentato dall'incertezza macroeconomica.

L'azienda prevede dunque nell'immediato un “accresciuto rischio” di peggioramento del mercato, che potrà avere un impatto negativo compreso fra i 3 e i 5 miliardi di corone sugli utili operativi dei prossimi dodici mesi. Da qui la necessità di ottenere una ulteriore riduzione dei costi, portando l'obiettivo a 10 miliardi di corone l'anno.

Börje Ekholm, presidente e Ceo di Gruppo Ericsson

 

L'augurio, per la società svedese, è che i sacrifici di dipendenti ma anche l'esordio futuro del 5G favoriscano la risalita dei conti. In Italia, l'azienda ha recentemente assegnato il doppio incarico di Ceo e di presidente a Federico Rigoni, che prende così il posto di Nunzio Mirtillo (passato alla guida dell'area di mercato South East Asia, Oceania e India).