Samsung sceglie il made in China per una parte dei propri smartphone. Da fonti di supply chain Reuters ha appreso che la società sudcoreana intenderebbe aumentare in modo significativo il ricorso all’outsourcing, affidato a fornitori come la cinese Wingtech, per la fabbricazione di alcuni modelli della gamma Galaxy A. D’altra parte la società ha già rinunciato al controllo su parte dell’offerta in catalogo: il Galaxy A6s e il Galaxy A10s vengono realizzati da Original Design Manufacturer (Odm) cinesi e distribuiti da Samsung in licenza. 

 

Attualmente Wintech già realizza circa il 3% dei telefoni e dei tablet della sudcoreana. Questo è niente, tuttavia, rispetto a quello che starebbe per accadere. A detta della fonte, l’anno prossimo su un totale di circa 300 milioni di smartphone Samsung distribuiti circa 60 milioni usciranno dalle fabbriche di Odm cinesi.

 

Benché Samsung sia ancora il marchio di smartphone più venduto al mondo (con quasi 79 milioni di terminali commercializzati nel terzo trimestre del 201), si sta riducendo la distanza da concorrenti cinesi come Huawei, Xiaomi e Oppo, che a fronte di costi di produzione più bassi riescono a proporre prezzi al consumo molto appetibili. La stessa Wingtech è un fornitore per queste tre aziende.

 

E qui sta l’inghippo, per alcuni osservatori. La strategia di outsourcing per Samsung potrebbe rivelarsi un boomerang se aziende come Wingtech aumenteranno i volumi di produzione e, grazie a economie di scala, ridurranno i costi. Le tariffe proposte a Huawei, Xiaomi e Oppo potrebbero calare ancora, innescando una corsa al ribasso e politiche di prezzo al consumo sempre più aggressive. Un bene per gli utenti, forse, ma un male per chi debba tentare di difendere quote nella fascia media del mercato. 

 

La “via cinese”, inoltre, potrebbe far perdere a Samsung il controllo sulla qualità dei telefoni commercializzati. “Questa è una strategia inevitabile, piuttosto che una buona strategia”, ha commentato la fonte anonima di Reuters. Questione di sopravvivenza, dunque, in un mercato sempre più condizionato dalle politiche commerciali dei produttori cinesi.