L'accordo strategico fra Tim e Google, annunciato settimana scorsa nel corso del rilascio dei dati trimestrali dell'operatore di telecomunicazioni, oltre all'impatto positivo sul titolo il giorno dopo, ha diversi significati importanti. In primis, quello della rilevanza per i due giocatori, essendo il primo del genere tra un global cloud provider e un operatore telco. Esso si inserisce nel contesto di come le tecnologie innovative come cloud, IoT e intelligenza artificiale stanno facendo la differenza nelle strategie digitali per la competitività, non solo delle imprese ma anche dei Paesi nella nuova economia dei dati. 

 

L’effetto combinatorio di queste tecnologie, in particolare del cloud, genera un’accelerazione dei tempi di adozione da parte di tutti i settori e di tutte le dimensioni di impresa anche nel nostro Paese, con un mercato dei servizi di public cloud che crescerà ancora  più del 20% all'anno nei prossimi tre o quattro anni. L'offerta è ancora molto frammentata, un’offerta con i primi cinque player con quote di mercato che oscillano intorno al 10% e in cui la presenza diretta dei global player si è finora concentrata nella fascia medio-alta del mercato. L'unico giocatore con una quota di mercato paragonabile, infatti, è Tim con l'offerta "storica" di Nuvola Italiana. In particolare, quello delle Pmi  è un mercato ancora poco servito e molto orientato a servizi semplici e standard, e con gli investimenti e la spesa limitati tipici del public cloud. 

 

I dettagli comunicati sull’accordo sono limitati e prevedono, in sintesi, l'offerta completa da parte di Tim dei servizi di Google Cloud che si aggiungono, per ora,  a quelli di Nuvola Italiana erogati attraverso i data center di Tim. Oltre a ciò Tim avrà accesso alle tecnologie e ai servizi di Google Cloud per far evolvere non solo il proprio portafoglio di servizi cloud ma anche la propria infrastruttura tecnologica e di rete, per costruire la prima infrastruttura di edge computing funzionale anche alla nuova rete di servizi per il 5G e per le applicazioni di IoT. 

 

In parallelo verrà creata anche una società, controllata da Tim,  in cui confluirà tutta l'infrastruttura dei data center (22 siti, 40.000 mq, 36 petabyte di storage, 1235 Tflops di potenza di calcolo Cpu e 8,1 chilometri di connessioni in fibra ottica) e verranno impiegate circa 800 persone skillate sui servizi Google Cloud. L’obiettivo è quello di raggiungere i 500 milioni di euro di ricavi nel  2020 e di raddoppiare la cifra entro il 2024, con un Ebitda del 40%; la società sarà aperta ad investitori e potrà poi eventualmente essere quotata. Il primo dei nuovi data center in programma verrà inaugurato a Torino.

 

Questo l'annuncio, ma alcuni aspetti sono ancora non chiariti. La nuova società sarà quindi la principale, se non l’unica “cloud factory” per i servizi cloud di Tim e di Google Cloud per il mercato italiano,e le Pmi in particolare, visto che uno degli obiettivi strategici dichiarati è quello di accelerare la digitalizzazione delle del Paese e delle aziende italiane ?  Che evoluzione faranno i servizi di Nuvola Italiana e che tipo di convergenza avranno rispetto a quelli di Google Cloud, laddove esiste una reale sovrapposizione? Inoltre, quali possono essere i risvolti relativi alla protezione di dati che oggi risiedono o risiederanno nel data center di Tim e in particolare di quelli della Pubblica Amministrazione? Saranno questi dati utilizzabili anche da Google e come saranno garantiti i criteri di tutela della loro protezione in base alle normative vigenti?

 

Una cosa sembra certa : la strada verso la creazione di un grande player nazionale dei servizi di public cloud sembra essere definita. Restiamo a vedere se la prossima ondata dell'innovazione legata ai servizi del 5G e alla evoluzione verso archietture e servizi di edge computing potrà essere veramente colta.

 

Ezio Viola, amministratore delegato di The Innovation Group