L'esilio di Zte dal suolo nordamericano e lo speculare divieto di acquistare componenti made in Usa forse non s'hanno da fare. Il gigante delle telecomunicazioni recentmente colpito dal veto del Dipartimento del commercio statunitense starebbe discutendo con rappresentanti di Washington con l'intenzione di “andare verso un accordo”, stando alle fonti confidenziali di Reuters e del Wall Street Journal. Il veto di aprile è formalmente dovuto alla violazione delle sazioni iraniane, per vendite realizzate nel 2016 da Zte, ma è anche legato a timori di cyberspionaggio ed è parte di una compessa guerra commerciale Usa-Cina.

L'indiscrezione sul possibile accordo è coerente con i segnali di ripensamento già mostrati nei giorni scorsi da Donald Trump , che evidenziava (questa almeno è la sua preoccupazione di facciata) il contraccolpo che la Cina subirebbe, in termini di posti di lavoro persi, se davvero il divieto di import ed export si applicasse per sette anni come previsto dal Denial Order di aprile. L'eventuale danno stimato da Zte, peraltro, è nell'ordine dei 20 miliardi di yuan, cioè 3,1 miliardi di dollari, a detta delle fonti di Bloomberg.

 

 

Siamo quindi ancora nel terreno delle indiscrezioni, nonostante i media si siano sbilanciati nel dare la decisione della revoca come certa. L'inquilino della Casa Bianca si è però affrettato a smentire almeno parzialmente, comunicando alla Cnbc che “non c'è nessun accordo” e che “vedremo quello che succederà”. Trump non è soddisfatto della discussione intavolata la settimana scorsa in quel di Washington, motivo per cui si andrà avanti con le trattative.

L'ipotesi ventilata dal presidente è quella di una maxi multa, associata all'imposizione di alcuni cambiamenti di vertice che Zte dovrà eseguire. “Prefiguro una multa molto salata da oltre un miliardo di dollari, forse 1,3 miliardi”, ha detto il leader repubblicano. “Mi immagino nuovi dirigenti, un nuovo board e regole molto, molto restrittive. E mi immagino anche che dovranno acquistare una larga percentuale di componenti ed equipaggiamenti da aziende americane”. Per i suoi smartphone Zte si appoggia anche a produttori di chip come Intel e Qualcomm, oltre che a Google come fornitore del software di Android.