Un anno fa partiva in Italia lo Startup Program lanciato da OvhCloud. Si tratta di un’iniziativa nata per supportare le giovani realtà che mettono il cloud al centro del loro modello di business e che è già attivo da sei anni a livello internazionale. In questo lasso di tempo, l’azienda ha investito oltre 6 milioni di euro e finanziato oltre duemila realtà. Con Jonathan Clarke, OvhCloud Startup Program leader per il Sud Europa, stiliamo un bilancio dell’esperienza nel nostro Paese.

In che cosa consiste il programma?

In termini pratici, viene stilato un programma di 1 anno ritagliato sulle esigenze specifiche delle startup/scaleup, che prevede un contributo economico fino a 10.000 euro per le start up e fino a 100.000 euro per le scaleup, a condizione che per utilizzino di soluzioni OvhCloud, e include un supporto personalizzato, l’accesso alla community e all’ecosistema di OVHcloud, oltre che al nostro Open Trusted Cloud. Agiamo anche come facilitatore, mettendo in contatto le startup con i partner necessari al loro sviluppo.

Com’è andata fin qui in Italia?

L’inaugurazione del Programma in Italia ha coinciso con un periodo sicuramente non facile a causa delle conseguenze della pandemia, che ha messo a rischio obiettivi e investimenti di molti player, grandi e piccoli, operanti in ambito tecnologico e non solo. Nonostante questo, in pochi mesi venticinque start up italiane hanno aderito allo Startup Program. Un momento importante e sfidante per tutti i protagonisti è stato sicuramente il Pitch contest, che ha visto prevalere Mapo Tapo, startup milanese che ha creato una piattaforma per progettare e organizzare viaggi di gruppo di arrampicata su roccia in destinazioni fuori mano. La startup si è così aggiudicata il premio di 10.000 euro.

 

Jonathan Clarke, responsabile Sud Europa dello Startup Program di OvhCloud

 

Quali aziende hanno attirato la vostra attenzione?

Tra le realtà che hanno beneficiato del nostro supporto, una citazione particolare va sicuramente a Flowpay, una delle start up che più si è messa in luce nell’ultimo biennio. Nata nel 2019 con l’intento di rivoluzionare il sistema dei pagamenti B2B, efficientando i processi di gestione delle fatture, riducendo i ritardi e migliorando i rapporti tra i soggetti coinvolti, ha raccolto consensi crescenti. Grazie a una piattaforma proprietaria distribuita e integrata con i provider di fatturazione elettronica, la società offre un servizio alle imprese che consente di automatizzare i pagamenti delle fatture partendo esclusivamente dalle informazioni contenute nello Sdi, utilizzando l’open banking e delegando parzialmente al sistema il servizio della gestione finanziaria dell’impresa. Prima startup a ottenere entrambe le licenze da Banca d’Italia per operare come Aisp (Account Information Service Provider) e Pisp (Payment Initiation Service Provider), in occasione dell’ultimo Wmf si è aggiudicata il premio di 50.000 euro in prodotti cloud garantito da OvhCloud.

Qual è la fotografia che avete ricavato sulle start up italiane?

Le venticinque realtà coinvolte coprono gran parte delle regioni italiane, con una significativa presenza anche di aziende del Sud. Un dato che contrasta con la percezione diffusa per cui le giovani imprese innovative nascono esclusivamente nel Nord del Paese. Gli ambiti in cui operano queste start up sono molteplici, dal “tradizionale” fintech, con la milanese Hercle, all’ IoT della romana Wise Robotics, passando per l’Edtech di Cervellotik con sede a Potenza, fino all’intelligenza artificiale applicata agli analytics di Contents.com.  E se il fintech la fa ancora da padrone in termini di presenze, sicuramente di rilievo sono anche i settori dell’agritech e del neurotech.