Sono passati oltre due anni da quando Veritas è tornata a operare come società indipendente, dopo aver completato la separazione da Symantec ed essere stata rilevata dal fondo Carlyle per 7,4 miliardi di dollari. Fin dall’avvio della sua seconda vita, l’azienda ha voluto chiarire di sentirsi stretta nei panni dello specialista di backup, sul quale si è costruito il grosso della base installata, per proiettarsi invece verso il più ampio contesto della gestione e protezione dei dati, che si tratti di quelli critici o più utilizzati oppure della massa, più estesa e spesso trascurata, che risiede nei sistemi per diversi motivi e consuma risorse, pur senza avere rilevanza per il business o l’ordinaria amministrazione.

Diversi cambiamenti hanno caratterizzato l’ultimo anno di Veritas, a cominciare da un’offerta più orientata al cloud, per passare dal cambio del Ceo (Greg Hughes, in carica da gennaio 2018) e arrivare alla recente nomina del nuovo country manager italiano, Fabio Pascali. Con lui abbiamo provato a capire meglio come si posiziona oggi la società.

 

Quale bilancio si può trarre dalla ritrovata autonomia e dove vi state focalizzando ora?

La gestione del dato resta il perno della nostra proposta, ma il mondo si sta sempre più orientando verso il cloud e dobbiamo tenerne conto. Una ricerca che abbiamo commissionato nel 2017 a Vanson Bourne su scala mondiale evidenzia come il trend riguardi il 99% del campione analizzato e il 30% voglia attuare una migrazione totale dei propri workload. Tuttavia, il 60% delle realtà resta convinto che la scelta serva anche per delegare al provider la gestione dei dati. Al contrario, nella maggioranza dei casi la strategia resta in carico all’azienda, soprattutto per quanto riguarda temi come la business continuity o la sicurezza. Per questo abbiamo messo a punto una soluzione come la 360 Data Management Suite, dove la protezione dei dati si combina con una visibilità globale, la compliance normativa, la mobilità dei workload e l’ottimizzazione dello storage. Uno dei nostri più recenti aggiornamenti riguarda Cloud Point 2.0, che si rivolge al crescente numero di realtà alle prese con ambienti multicloud, facendo snapshot precisi e indispensabili per capire sempre dove si trovano tutti i dati, proteggerli e fare analisi come richiesto anche dalle più recenti normative.

 

Fabio Pascali, country manager italiano di Veritas

 

Quindi anche voi vi proponete come realtà in grado di offrire risposte alle problematiche imposte dal Gdpr?

Noi ci occupiamo di information management in tutti i propri aspetti, dalla classificazione alla prioritizzazione, dall’archiviazione alla capacità di recuperare quello che serve ovunque si trovi. Il Gdpr impone soprattutto il controllo e l’analisi dei dati personali, ma se si affronta correttamente il tema, tanto vale avviare una strategia omnicomprensiva e generare così efficienza. Il nostro invito è rivolto a un’organizzazione complessiva delle informazioni, che si trovino sui sistemi che afferiscono al data center o in cloud, per tenere sempre tutto sotto controllo e correttamente classificato. Inoltre, occorre prestare attenzione soprattutto ai dati non strutturati, sapere dove si trovano e chi vi accede. La nostra è una visione olistica del problema e per questo offriamo anche servizi di assessment, utili per creare visualizzazioni complete dei dati aziendali, anche con il supporto della componente legale, per poi mappare la soluzione sulla normativa.

 

NetBackup resta il vostro prodotto centrale. Come si sta diversificando l’offerta?

È corretto attribuire ancora un peso fondamentale alla nostra tecnologia storica, che però oggi funge da leva per potersi aprire all’information management nel suo complesso e avere insight su tutti i dati. La versione più recente si è aperta alle Api, per poter integrare tecnologie di data protection proposte dagli sviluppatori. Anche BackupExec si è di recente aggiornato per rivolgersi con maggior decisione al midmarket e integrare quanto già affidato al cloud. Le novità coinvolgono anche Flex Appliance, uno strumento ideale per consolidare diverse soluzioni di data protection su un singolo dispositivo.

 

Ci sono mercati dove, in Italia, siete meglio posizionati?

Siamo presenti un po’ ovunque, senza particolari specializzazioni. Come già sottolineato, in questa fase storica siamo impegnati soprattutto a integrare il mondo cloud. In questa direzione vanno le nostre partnership tecnologiche più recenti, ma anche l’impegno dei nostri partner, con l’intento di evitare il lock-in con i fornitori utilizzati. L’obiettivo più complessivo resta la capacità di estrarre valore dalle informazioni, con dashboard molto dettagliate sulla loro allocazione e possibilità di raggruppamento non solo per luogo, ma anche per workload.